La legittimità delle opinioni pur se opinabili, o forse sarebbe meglio di no?

La legittimità delle opinioni pur se opinabili, o forse sarebbe meglio di no?

In questo periodo mi sto torturando con la visione della serie The Handmaid’s tales. Una serie distopica giunta alla sua terza stagione tratta dal romanzo della scrittrice canadese Margaret Atwood. L’idea di base è semplice. Al posto degli Stati Uniti ad un certo punto a cavallo tra il ventesimo e ventunesimo secolo è nata una repubblica teocratica chiamata Gilead. Il punto focale della storia è che le donne sono divise in rigidissime classi e sono considerate esser inferiori. Al punto più basso della catena ci sono le ancelle, che vengono assegnate alle famiglie di classe alta e hanno un solo scopo: procreare.

Esprimere una opinione, avere una idea, addirittura parlare è assolutamente vietato. La visione di ogni episodio ti lascia con lo stomaco stretto da una morsa incredibile, e lo dico da spettatore uomo, che quindi per forza di cose non può capire del tutto la violenza narrativa della serie: una amica mi ha confessato di non riuscire a vedere più di un episodio per volta e di avere comunque mollato dopo la prima serie.

Ora non voglio andare troppo lontano per dire che in molti paesi del mondo la condizione femminile è esattamente, se non peggio, quella raccontata dalla serie dove la salvezza è una fuga in Canada. Però pensavo alla storia della ragazza cremasca sospesa da scuola per aver espresso una legittima opinione riguardante le scelte della scuola su un social network, proprio per aver organizzato delle attività in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

La cosa è stata stigmatizzata dal sindaco Stefania Bonaldi, ma anche dal consigliere regionale Matteo Piloni. Sono girati comunicati di solidarietà, come quello di Rifondazione Comunista, e anche dichiarazioni che hanno preso le difese della scelta del preside, come quella di Federico Lena.  Leggendo i commenti sui social network alla notizia ho visto tanta solidarietà alla ragazza, anche noi ci uniamo a questo coro perché la libertà di espressione è un diritto inalienabile, e anche haters da rete (anche donne) che hanno rintuzzato con commenti cattivi ad ogni commentatore che la difendeva.

Un bel fuoco di opinioni che domani si spegneranno per andare a parlare che so della banana di Cattelan, “con 5 euro il mio falegname lo faceva meglio”, “avrei potuto farlo anche io”; o del prossimo caso cittadino: una buca, una pozzanghera, uno che è stato visto fare la pipì da qualche parte.

Un tritacarne di opinioni che scorrono libere senza che nessuno venga a dirvi che avete detto una cazzata e per punizione vi levi il telefono e tutti i mezzi di comunicazione per qualche giorno. Solo perché avete espresso una opinione, magari anche la più stupida e disinformata.

bruno mattei

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