La memoria della ringhiera, televisione

La memoria della ringhiera, televisione

Era una ressa della madonna, quella sera del 28 maggio 1958, che a pensarci bene forse era meglio andare direttamente allo stadio con il passaporto da emigrante minatore: finale della Coppa dei campioni tra l’ormai mitico Real Madrid e il Milan. Campo di gioco l’Haysel di Bruxelles, Belgio. Nelle due precedenti edizioni del torneo continentale quelli là avevano già steso lo Stade Reims (4 a 3 al Parco dei principi di Parigi) e la Fiorentina del mio amico Castagnatt (2 a 0 al Santiago Bernabeu di Madrid): “Bella forza, giocavano in casa!” La Rai, a prezzo di sforzi sovrumani, trasmetteva alla televisione la partita in diretta.

Sì, bellissimo, ma chi cazzo ce l’aveva la televisione?! Il circolo dell’oratorio, che per la verità non era del tutto pieno, ma la cosa si spiega perché lì dentro era vietato bestemmiare; poi il salone della Cooperativa, ma avevano finito le sedie e quelli in piedi erano talmente tanti che non ci passava neppure uno spillo, bicchieri di vino a parte, ché quelli, chissà come, circolavano che era una meraviglia.

E allora?!

Il papà dell’Ettore già a quei tempi era all’avanguardia e aveva messo in piedi uno dei primo negozi di elettrodomestici di tutto il circondario locale. Pronti! Apparecchio in bella vista dietro la vetrina, un altoparlante collegato all’esterno e la moglie e il figlio a vendere spagnolette e prugne secche dalla porta socchiusa. Pagamento in contanti e niente vino per evitare problemi con la Questura, che però non poteva certo evitare che il Virgilio sciostree (che sarebbe a dire commerciante di legna e carbone d’inverno, ghiaccio d’estate) si trovasse casualmente a passare da quelle parti col sua carretto trainato dal fulvo Pecos Bill e recante ona botesêla de vìn giargiànês.

Sarà stato l’olezzo delle abbondanti deiezioni di Pecos Bill, o forse del vino vermiglio, sta di fatto che tra la folla si manifestò per la prima volta nella storia la distorcente illusione ottica derivata dall’effetto bianco e nero prodotto dall’apparecchio televisivo. Esaminiamo i fatti dal punto di vista di chi sta guardando. Una sola telecamera situata alla metà del campo di gioco: quando il pallone veniva giocato in quei pressi le immagini risultavano apprezzabile, ma a mano a mano che l’azione si allontanava da quel punto d’osservazione tutto l’insieme cominciava a sgranarsi. La cosa creava uno strano effetto visivo perché le maglie rossonere del Milan, di fatto scure, finivano coll’amalgamarsi al fondo grigio delle terreno. Al contrario, le casacche del Madrid, bianche, risaltavano molti di più, con il risultato di far sembrare i giocatori spagnoli molto più grandi e grossi degli avversari. Per esempio, Francisco Gento, saettante ala sinistra e nostro giustiziere al 104’ dei tempi supplementari, era un tipo mingherlino di circa 65 chili. Che però, inquadrato da lontano sembrava un colosso rispetto ai rocciosi difensori milanisti. Insomma, era un bel casino, perché non si riusciva a capire come mai quelli là era così grandi e grossi e i nostri delle mezze seghe. Fu sufficiente quella considerazione per mitigare, almeno sul piano tecnico, la delusione per la sconfitta. Nel frattempo Pecos Bill s’era messo a dormire e per me fu la prima volta che vidi e sentii un cavallo russare in piedi.

Beppe Cerutti

 

La foto è stata presa dalla pagina facebook Milano sparita e da ricordare
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