La musica demmerda invade la Città giocattolo, ecco il tormentone estivo che tiene tutti incollati agli schermi

La musica demmerda invade la Città giocattolo, ecco il tormentone estivo che tiene tutti incollati agli schermi

Ah deve esserci il Luna Park. Forse rivedere le carrozzine come da bambino mi aiuterà a ritrovare la memoria. Ricordo che erano appena fuori città, in una conca, una buca. C’era un terribile odore di marcio, soprattutto d’estate e i treni, e la ferrovia lì vicino. Mentre faccio queste riflessioni la musica si avvicina. Deve essere l’impressione, la memoria che mi sta tornando. Sicuramente questa musica demmerda che sento è di quegli anni lì. Sono lì che faccio queste riflessioni quando una enorme cassa da luna park su due ruote mi sfreccia accanto. Il tipo alla guida della bici sonica mi urla nelle orecchie “giù il gettone, nuova e la corsa. Buongiornissimo a tutti”. E la gente si affaccia dalle finestre e getta sul malcapitato qualsiasi cosa gli capiti tra le mani. A poca distanza è inseguito da un tipo strano, in divisa da paramedico e con un cane minuscolo che fa più rumore della cassa sonica. Il tipo tiene in mano un rilevatore di decibel.

Non era il Luna Park. La scena mi lascia allibito. Deve essere successo davvero qualcosa che non riesco a spiegarmi in questa città nei due anni che sono stato tenuto sotto sequestro da una prominente tedesca che mi teneva legato a lei a suon di taglie, non nel senso che aveva messo una taglia su di me, nel senso che aveva qualcosa di malefico. Ogni volta che pensavo di andarmene il suo seno aumentava di una taglia. Un maleficio che sono riuscito a spezzare, ma non vi racconto oggi come ho fatto.

Nel film L’Invasione degli ultracorpi quando i baccelloni che avevano sostituito un umano lo riconoscevano lo indicavano con un dito emettendo un rumore fortissimo con la bocca. Un sibilo assurdo. Più o meno il fischio che ho alle orecchie dopo il passaggio della bici sonica. Probabile mi rimarrà un acufene per due giorni. Il dj mobile deve avermi riconosciuto come un oggetto estraneo. Intanto non indosso la canottiera Dura come molti sul corso. Forse è una sorta di divisa distintiva per la polizia musicale. Tutti quelli che la indossano cantano frasi astruse e usano quelle per comunicare.

Forse anche la Città giocattolo è stata invasa da qualche strano ultracoropo. La polizia del tormentone estivo prima o poi finirà per individuarmi e mi riseppellirà nelle volte di via Mazzini da dove sono sbucato. Sono ancora lì imbambolato quando un corteo di gente ben vestita, sciurette da sala da te, passa con dei cartelli che si lamentano perché la musica nel corso è troppo bassa. Fanno un casino pazzesco. La stessa gente sbuca dalle finestre e anche a loro lancia di tutto.

Chiude la strana processione uno che mi pare di riconoscere. Ma non saprei. Mi saluta. E’ il primo da quando sono riemerso. Ha una strana barbetta, gli occhiali da intellettuale, parla strano. Pare una velina del Tg1 del 1974. E parla di musica anche lui. Dice che si è laureato in musica e adesso sta seguendo la Bici sonica e il corteo delle sciurette per fare una tesi di dottorato. Si è stufato di fare libri sulla musica popolare della Città giocattolo degli anni ’50, dice, e di montare stand a feste di partito dove la musica purtroppo non c’è più. Si straccia le vesti, e poi cambia aspetto e mi dice che la musica alle feste di partito l’ha uccisa lui.

Jenny mi manchi.

Bruno Mattei

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