La triste storia di Bruno Fraschini e degli Jntp

Non mi ricordo di preciso che anno fosse, erano circa la fine degli anni ’90, minuto più minuto meno. Faceva caldo, caldo appiccicoso, e la festa di Rifondazione Comunista si teneva ancora al podere di Ombrianello. Avevo preso una birra in cartone gelata e disgustosa e mi ero sbragato in un angolo su una di quelle sedie di plastica, quelle che se fai un movimento strano si spaccano sotto il culo. Non sapevo chi suonava, chi se ne importa, l’importante era stare all’aperto a rinfrescarsi dalla giornata rovente.

Prima ancora che dalla musica venni catturato da una ragazza che ballava davanti al palco. Capelli lunghi e neri, lisci sulle spalle, muoveva tutto il corpo seguendo un ritmo tutto suo con una sensualità che esplodeva dal suo corpo infagottato dai vestiti da figlia dei fiori fuori tempo massimo. Potevo quasi catturarne l’odore acre e sudato impastato di ormoni agitati dalla musica e dalle movenze di quel culo.

Già la musica. Non so se Capossela avesse già fatto Canzoni a manovella, se i balcani andassero già così di moda, se gli Afterhorurs avessero già cambiato le coordinate del rock italiano. Però d’un tratto le canzoni mi sembravano bellissime come se Quentin Tarantino incrociasse Goran Bregovic e shakerasse tutto con chitarre affilate e testi inquieti, o inquietanti e profetici visti poi gli sviluppi.

La pagina seguente di questo racconto di vite minime di provincia è la fredda cronaca dei giornali locali, in questo caso Il Cittadino di Lodi, quando accadono fatti di questo genere. E’ difficile scrivere un articolo, anche per il più smaliziato dei giornalisti di cronaca nera locale, e vi assicuro che sono i peggiori di tutti, quando un ragazzo di 28 anni ben voluto e stimato dalla comunità, con velleità culturali ben avviate una vita davanti, si getta da un balcone.

La storia di Bruno Fraschini finisce il 26 novembre del 2004. Senza una ragione chiara se non il tremendo male di vivere che forse lo tormentava. Io non lo so non lo conoscevo anche se la sua vita e la mia si sono svolte vicine e qualche volta si sono incrociate. Viveva a Lodi, a pochi chilometri della città giocattolo dove aveva qualche volta portato a suonare il suo gruppo, gli Je Ne T’Aime Plus, complice anche un amico manager/fonico che organizzava concerti.

Eppure c’ero anche io a Lodi il 17 luglio del 2008, alla serata che i suoi ex compagni di band Max Carinelli, Gianluca Buoncompagni, Carlo Sirello e Stefano Moroni organizzarono con tutti i suoi amici per ricordare questo ragazzo quasi uomo a 4 anni dalla sua morte. E la serata mi emozionò come mi emozionai quando seppi del suo estremo gesto. Nel frattempo avevo consumato l’unico disco uscito con Bruno in vita: La prima cosa. L’avevo preso la sera della festa di Rifondazione di cui sopra in cui avevo incrociato questa storia minima di musica (quasi) locale.
jntp

Un disco bellissimo. Li hanno paragonati ai primi Marlene Kuntz. Per me erano molto più personali e spessi. Loro definivano la loro musica brutal pop. In effetti le chitarre taglienti dell’ex Circo Fantasma Carinelli e la voce schizoide di Bruno davano al suono del gruppo un taglio tutto particolare, sbilenco seppur melodico. Tanto e vero che a 15 anni dall’uscita del disco, a quasi 10 dalla morte di Bruno, ancora quelle canzoni mi fanno venire la pelle d’oca. Forse per quel furore adolescenziale e depresso nei testi, daltro canto il disco si apre con le parole “la prima cosa la mattina è la paura arriva puntuale e sempre uguale una concavità che mi cresce tra il polmone e il cuore”, che ricorda tanto la paura di iniziare le giornate quando si soffre di attacchi di panico.

Quattro anni dopo i provini di lavorazione del secondo disco vennero pubblicati in sole 300 copie con il titolo La logica della rivincita. Per un associazione di cui non esiste più neppure il sito, così come è sparito www.jntp.com. Ho anche fedelmente quel cd. Di lui ho scoperto che aveva anche un’altra faccia. Quella dell’esperto di videogiochi. In rete ci sono ancora discussioni di forum dove scriveva che si chiedano che fine abbia fatto. Aveva anche pubblicato un libro: Metal Gear Solid. L’evoluzione del Serpente, uscito nel giugno del 2003, poco più di un anno prima della decisione finale. Una analisi di una delle saghe cult degli anni ’90 videoludici.
D’altro canto si era laureato con una tesi dal titolo Strategie comunicazionali e linguistiche del videogame, una bella laurea in Relazioni Pubbliche presso la Libera Università di Lingue e Comunicazione di Milano e in quel campo aveva tentato la carriera, insegnando game design presso l’Istituto Europeo di Design collaborando con numerose riviste di videogiochi.

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