L’Atalanta che vola non è una squadra, ma un popolo appassionato. E … Gasp

L’Atalanta che vola non è una squadra, ma un popolo appassionato. E … Gasp

Il football, come del resto la vita, beh talvolta è davvero strano. Prendete per esempio l’Atalanta, squadra, o meglio popolo che al meglio rappresenta Bergamo, per la cronaca dove fino a qualche mese fa, mister Gasperini, oggi considerato il Vate della Dea nerazzurra che sogna l’Europa, ecco era considerato un brocco inadatto alla piazza da esonerare auspicando, al suo posto, l’arrivo di Carrera. Sempre restando nella Bergamasca, il coordinatore del settore giovanile è Giancarlo Finardi, per la cronaca uno che soltanto due anni fa, a Cremona, all’interno della Cremonese faticava a trovare una collocazione e ora, in sinergia con il suo Boss Maurizio Costanzi, il diesse Zamagna e il Direttore Sartori scova giovani virgulti che stimolano l’appetito di parecchie compagini europee.

A proposito, altra ironia della sorte: l’estate scorsa, il responsabile dell’area tecnica Sartori, ex Chievo, sulla panchina che fu di Reja avrebbe portato volentieri Maran. A scegliere, difendere e supportare Gasp (trainer di carattere che meriterebbe una grande squadra straniera) fu, è stato, è e sarà il Presidentissimo Percassi in persona, colui il quale, se riuscirà a sistemare ad hoc lo stadio (da quelle parti tra l’altro non si dice: <vado allo stadio, ma vado all’Atalanta>, ndr), oppure, se ne costruirà uno nuovo, beh potrebbe collocare definitivamente la Dea lassù dove osano le aquile.

Morale della favola, perché esplodesse, al giovane sodalizio orobico bisognava concedere tempo, la fortuna ci ha certamente messo qualcosina, ma il carico da novanta vero l’ha piazzato alla fine il patron Percassi, grande esperto calcistico e capopopolo atalantino da … Oscar.

Stefano Mauri    

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