C’era una volta mister Ventura, colui il quale, alla guida tecnico – tattica del Bari, insegnava, praticava e faceva football avvolgente per … libidine.

Finita la parentesi barese, l’esperto allenatore, la materia la conosce e la mastica, ligure passò al Torino, dove, sulle sponde granata del fiume Po seppe, o meglio riuscì, con la sua squadra, beh a … scrivere (altrettante) storie calcistiche importanti.

Storia di pochi mesi fa, quindi freschissima, complice la scelta (giusta? Azzardata?) di Antonio Conte di trasferire il suo football furoreggiante al Chelsea, ecco, il coach (nel frattempo, ahimè, però … fu) libidinoso Giampiero Ventura è diventato il (timido, a tratti impacciato) commissario tecnico della nazionale azzurra, ma la sua Italia, sin qui, nonostante una classifica tutto sommato interessante, sul campo non ha mai entusiasmato, tutt’altro.

Ergo, aspettando tempi, si spera … migliori, considerando che, e, come il Ct, l’ex tecnico del Torino ancora non si sia calato nella parte, ohibò la seguente domanda sorge spontanea: è … o non è il buon Ventura l’uomo giusto per allenare la massima rappresentativa azzurra?

Lo scopriremo solo vivendo, ma ora, così per vedere l’effetto che fa e per provare a gasare un pochino l’ambiente, Ventura farebbe bene a rinvangare il suo calcio – furore, ergo concentrarsi esclusivamente su quello e … da esso ripartire.

E soprattutto, il 3 – 5 – 2 ereditato dal suo predecessore, senza pathos, anima, grinta, caparbietà e stile tipicamente contiani, alla nazionale (garba a pochi intimi causa pochezza globale) post Euro 2016 non calza. Non sarebbe il caso, magari di spostare l’attenzione, modificando chiaramente gli interpreti, nei confronti di un più congeniale 4 – 3 – 3? Che ve ne pare?

Stefano Mauri 

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