Lord Max Aschedamini: “Nel calcio serve programmazione come ha fatto il Crema”

Lord Max Aschedamini: “Nel calcio serve programmazione come ha fatto il Crema”

L’architetto Massimiliano Aschedamini, o meglio, Lord Max, vero, sincero e propositivo cuore “cannibale”, per tanti anni, in pratica dall’estate del 2000, anno magico in cui iniziò il Risorgimento Gialloblù (da lui griffato direttamente), al 2012, in varie vesti: capo cordata, presidente, uomo immagine, dirigente, past president, tessitore raffinato d’intenti e primo sostenitore, da solo, in un gruppo dirigenziale o alla guida di esso è stato vicino alle sorti del primo sodalizio calcistico cittadino. Quattro anni fa però, allorquando Cesare Fogliazza e Mario Macalli, dopo il fallimento del Pergocrema lanciarono il progetto Pergolettese, Aschedamini si allontanò dal nuovo team cremasco. Ebbene, in questi giorni calienti per le sorti della squadra canarina siamo andati a trovarlo per scambiare quattro chiacchiere con lui.

L’intervista in parte è stata ospitata dal settimanale MondoPadano.

La Pergolettese purtroppo sta passando un periodaccio, sul futuro regna incertezza.

Non seguo dal 2012 le sorti della compagine creata da Fogliazza e con me tanta altra gente non ha più messo piede allo stadio. Un Voltini sempre più vuoto mi dicono con quella Curva, la meravigliosa Sud periodicamente deserta. La Pergolettese così come è nata e gestita, in pratica è il Pizzighettone trapiantatosi a Crema. Fino a qualche primavera fa, le sfide con il team rivierasco rappresentavano derby caldi. Insomma, ce la siamo date fino all’altro ieri, potevo avvicinarmi, ripeto così come fu gestito l’accorpamento delle due realtà, al Pizzighettone trasformato in Pergolettese? Se Milan e Inter si unissero. Un milanista o un interista potrebbe seguire il nuovo club nato?

Fogliazza l’ha mai chiamata per chiederle aiuto?

No e credo mai lo farà.

Eppure lei nel 2012, insieme a un gruppo di imprenditori cremaschi, con l’assessore regionale Agostino Alloni in cabina di regia, beh fu vicino ai cosiddetti giorni post fallimento del Pergo.

Confermo e partecipammo addirittura a due riunioni: una al Ridottino, l’altra al Botero, ma poi saltò tutto.

E come mai?

C’era gente disposta a tirare fuori soldi, ma logicamente avrebbe in seconda battuta gradito una collocazione all’interno della struttura societaria. Volete un esempio? Ecco alla presidenza bisognava magari mettere un cremasco, una figura rappresentativa del territorio e del tessuto nostrano. E cambiare il nome fu un errore. Quando nel 2000 insieme ad altre persone rilevammo l’allora Cremapergo dai fratelli Bianchi sputammo l’anima per recuperare il nome Pergolettese, denominazione più rappresentativa, quotata e incisiva per la realtà locale.

Ma lei sarebbe disposto a tornare in campo per aiutare il Pergo?

Non mi propongo e … ribadisco che bisognerebbe cambiare quel nome. Vede le minestre riscaldate non sempre vengono bene e rispetto a sedici anni fa, vale a dire a quando con una cordata iniziammo un discorso vincente, trionfale e convincente sono cambiate tantissime cose. Qualora si creassero determinati presupposti tuttavia potrei valutare l’opzione di dare una mano, ma ci penserei sopra parecchio prima di rimettermi in moto.

Dall’esterno che idea si è fatto dell’attuale situazione in casa Pergolettese?

Proprio per la sua genesi menzionata poc’anzi è una rappresentativa che non ha mai fatto breccia nel cuore di tutti o tanti cremaschi. Nel calcio ho imparato che servono chiarezza e programmazione altrimenti non si va da nessuna parte. Quella cremasca inoltre è una piazza esigente dove non puoi pensare di fare sempre campionati anonimi nel Cnd, ogni tanto serve qualche squillo. Dulcis in fundo, da cannibale vero ahimè, adesso mi tocca fare una cosa che mai mi sarei aspettato di fare. Faccio cioè i complimenti all’Ac Crema 1908, società strutturata che decisamente si è mossa meglio della Pergolettese.    

Stefano Mauri

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