Avevano ragione i Pane Selvaggio. Il thrash tedesco avrebbe segnato la fine del 1986. Il 10 novembre del 1986 esce Pleasure to kill, il secondo disco dei tedeschi Kreator. Avevano esordito l’anno prima con il violento e cacofonico Endless pain. Noi non ce lo eravamo filato, stolti.
Il disco è una rasoiata di 37 minuti. La voce di Mille Petrozza è un rantolo violento. Ci sono un paio di grandi classici. Riot of violence è un pugno. I quattro metallozzi fighissimi dei Pane Selvaggio ce ne portarono una copia in sala prove praticamente il giorno dopo l’uscita, l’ennesimo lunedì di questa storia, il 10 novembre.
“Questo è il vero metal, questo è il vero thrash”. Il primo a raccogliere il nastro buttato lì in mezzo alla sala prove fu Massimo. Play. Madonna erano davvero bravi, incredibili. I nostri Iron Maiden a confronto parevano lo Zecchino d’Oro. Massimo si mise a cercare di ripetere i riff del disco, lo vedemmo sorridere come non succedeva da settimane quando azzeccò il giro di Riot of violence. Cazzo.
L’irruzione dei Pane Selvaggio in sala prove aveva interrotto l’ennesima ripetizione della trita scaletta di brani maideniani. Le svisate di Massimo richiamarono i ragazzi dei Pane Selvaggio che si appropriarono dei nostri strumenti lasciati abbandonati e in un attimo un pezzo dei Kreator risuonava minaccioso. Loro quattro e Massimo a fare da seconda chitarra. Cazzo.
Il loro cantante era una bestia da palco. Sbranava il microfono, saltava qua e là in sala prove come se fosse su un palco. La porta rimasta aperta richiamò altra gente che era nel cortile della cascina a fumare. Non avevano mai sentito musica così tagliente e perfetta uscire dalla sala prove dei Medalllo. Sfido stavano suonando i Pane Selvaggio. Cazzo, cazzo, cazzo.
Io, Stefano e Mauro stavamo schiacciati in un angolo con gli occhi sgranati. Quella prova di potenza avrebbe sgretolato la flebile unione che si era instaurata in quelle settimane. Quando i quattro sciamannati se ne furono andati, con Massimo appresso che chiedeva di questo e di quel gruppo tedesco calò il silenzio.
“E noi vorremmo suonare prima di loro la sera di capodanno?”, considerò Stefano, “faremo una terribile figura di merda. Enorme. Ci schiacceranno come un moscerino”, Mauro annuiva. “Sentito come hanno tirato giù al volo una canzone ipertecnica uscita ieri e l’hanno fatta? Noi ci metteremmo dei mesi e non arriveremo alla metà dell’impatto che questi hanno ottenuto in dieci minuti. E poi cosa direbbe mio fratello? Mi prenderebbe per il culo per anni”. Cazzo.
Il fratello di Stefano, era il cantante degli Stalker, la band new wave che impazzava nella città giocattolo. Una figura troppo grande per non intimidire il chitarrista che voleva fare gli U2. Cazzo.
In quel momento rientrò Massimo urlando “riot of violeeencceeeee. Oh, sentito che roba il thrash tedesco? Che energia? Mamma come mi piace. Era da Kill ‘em all che non mi esaltavo così per un disco”. Cazzo.
I Medalllo si stavano schiantando contro il piacere di uccidere, questa la traduzione di Pleasure to kill, dei Kreator. Le moto dei Pane Selvaggio rombarono sotto le scale della sala prove. Mi affacciai e guardai la 126 rossa di Stefano, il mio Benelli 125 sfigatissimo, il motorino di Paolo e la bici di Mauro. Cazzo.

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