Meno male che Lele Che, non scordiamo le aberrazioni della campagna elettorale del 2012: scarica l’mp3 della canzone

Meno male che Lele Che, non scordiamo le aberrazioni della campagna elettorale del 2012: scarica l’mp3 della canzone

Questa settimana è partita la parte ufficiale della campagna elettorale della Bonaldi, con l’apertura della pagina Facebook, il famoso video Io voto Stefania perché (che ha raccolto subito critiche). Già la campagna elettorale. Parlando tra noi di strategia da campagna elettorale ci è venuta in mente uno dei momenti più imbarazzanti della campagna elettorale del 2012. Vogliamo riproporvelo sapendo di fare la felicità dell’autore di tale centone (si chiamano così i brani con il teato travisato, alla Quartetto Cetra per intenderci). Soprattutto perché oggi la storia di quel gruppo è finita, e perché consideriamo Paolo Losco un valente musicista, ma qua mi sa che era un po’ offuscato. Parliamo di Meno male che Lele Che (si Che come Cheguevara… poveri noi), la cover di un brano già aberrante di suo, Meno male che Silvio c’è, quella “stupenda” canzone di propaganda politica che è battuta solo dall’Inno dell’Uder dal titolo programmatico Udeur verrà.

Era il fulcro della campagna elettorale del comitato Leleggiammoci, che sosteneva Emanuele Coti Zelati, a cui credo vengano i brividi solamente a sentirsi chiamare Lele (in effetti in 5 anni nessuno l’ha più chiamato così). Come cambiano i tempi. Ma facciamo una piccola analisi della canzone. La prima strofa attaccava l’uscente giunta Bruttomesso con una polemica che oramai è scordata, quella relativa al dispendio per l’illuminazione di piazza Duomo, e allora ecco che il prode Coti Zelati “non vuol sperperare quasi un milione per di piazza Duomo l’illuminazione. Candidato ti accendi te Menomale che Lele c’è”. Altra polemica di quell’estate oramai dimenticata, quella legata al concerto dei Pooh, “noi non vogliamo, siam sicuri anche tu che la priorità sia sentire i PU. Candidato canta anche te. Menomale che Lele c’è”.

Non poteva mancare la frecciata a Cielle, criticata allora come ora, “nessun soldo pubblico cadrà dalle stelle per una scuola che sarà di Cielle. Candidato prega anche te, menomale che Lele c’è”. E le società partecipate? Ci sono: “non si può accettare sian sempre le stesse le persone che magnano in esse ci esse. Candidato differenziati te, menomale che Lele c’è”. Qualcuno si ricorda i presidi per la questione Mihai? Noi poco oramai. Ma ci fu uno strano incendio di fronte alla farmacia di Bruttomesso, “non ha dato fuoco dissociandosi e via a un presidio davanti alla sua farmacia. Candidato scaldaci te, menomale che Lele c’è”. Non poteva mancare un accenno nazionale a Berlusconi, “non ha reati da giustificare e non deve giudici e udienze evitare. Incensurato siamo con te. Menomale che Lele c’è”.

La cosa più divertente arriva alla fine con la frecciata, neppure leggera, a quella che poi sarebbe diventata il sindaco di una giunta di cui Sel e Coti Zelati sono stati parte integrante, “non si è candidato dicendo puppa al partito di cui è la capogruppa. Candidato puppa anche te cosi almeno puppiamo in tre”. Questa perla è reperibile sulla abbandonata pagina del comitato Leleggiamoci, con tanto di primo piano sull’applauso imbarazzato finale del Coti Zelati. Ma prima che in qualche modo scompaia abbaimo pensato di salvarla dall’iperitura scomparsa facendone un MP3 scaricabile cliccando QUI.

Bruno Mattei

 

 

 

 

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