Mister Giuseppe Sannino racconta alla stampa internazionale la sua esperienza all’estero in tempi di coronavirus

Mister Giuseppe Sannino racconta alla stampa internazionale la sua esperienza all’estero in tempi di coronavirus

All’inizio mi ero pure innervosito, perché non ne capivo l’importanza. Sono rientrato dall’Italia il 26 febbraio, qui mi hanno misurato la febbre ed era tutto a posto. Ma il club, sapendo che venivo dall’Italia, ha preferito tenermi in completo isolamento. Col senno di poi è stata una scelta giusta. E adesso, dopo quello che si è verificato in Italia, sta arrivando qui, anche se i contagi non sono ancora tanti. Meno male che hanno sospeso il campionato e gli allenamenti, perché era impossibile continuare, con tutti gli altri Paesi che avevano già smesso di giocare. La paura nella squadra stava crescendo. Mi sono sentito trattato come un untore, questo sì. Se parli italiano all’estero in questi giorni è capitato a molti. Ma non do la colpa a nessuno. Probabilmente siamo quelli che stiamo lavorando meglio, perché diamo visibilità e trasparenza alla nostra lotta al virus, questo però ha fatto in modo che quasi tutti all’estero pensassero che si trattasse di un problema solo italiano. Adesso la situazione sta cambiando rapidamente ovunque. E il mio pensiero va a tutti quelli che lavorano in ospedale: mi è capitato di vivere momenti delicati quando ci lavoravo anch’io, ma la verità è che un’emergenza così non l’ha mai fronteggiata nessuno prima d’ora.

Così dichiarò alla stampa internazionale nei giorni scorsi, mister Beppe Sannino, trainer dell’Honved.

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