Moschea si o moschea no? I cremaschi sceglierebbero ancora Barabba?

Moschea si o moschea no? I cremaschi sceglierebbero ancora Barabba?

Una mattina di inverno di qualche anno fa, non ricordo di preciso l’anno, nella sala dei Ricevimenti del comune della Città Giocattolo si teneva la presentazione di un libro e lancio di una idea di raccolta firme per intitolare una strada della città. Tu dici quelle cose noiose da sabato mattina a cui partecipano giusto amici, addetti ai lavori e giornalisti. Invece era l’inizio di una delle storie più controverse degli ultimi anni. Ad un certo punto dalla piazza si levano cori e partono lanci di uova. La persona a cui si voleva intitolare una via era Sergio Ramelli. Militante del Fronte della Gioventù morto a 19 anni il 29 aprile del 1975 a seguito di una aggressione di stampo politico avvenuta sotto casa sua a Milano.

Il sabato seguente la situazione era la seguente. Banchetto raccolta firme ragazzi di destra davanti al comune, cordone della polizia al centro, banchetto legato al centro sociale forse c’era ancora lo Stalingrado di fronte all’edicola. Lanci di oggetti, cariche. Presenza a Crema in quei giorni di personaggi di peso da una e dall’altra parte. Guido Giraudo da una parte, Davide Cesari, detto Dax, altro morto di questa storia (ucciso il 17 marzo del 2003 a Milano).

Due sabato dopo fu la volta di un corteo organizzato dai centro sociali. Arrivarono a Crema da tutta l’Italia. La città in fibrillazione e in allarme. Polizia e carabinieri ad ogni angolo. Tensione a paura. Alla fine la via non si fece. Troppi problemi ed in tanti non la volevano. Non sarebbe stato nulla di drammatico, ci poteva stare, a Lodi ad esempio c’è una via Ramelli. Ma si decise di soprassedere.

Perché racconto oggi questa cosa? Per fare alcune considerazioni sulla querelle moschea. Per fare l’esempio che ho in testa avrei potuto anche utilizzare la storia del divieto di biciclette in via Mazzini, col maxi corteo di bici che fece cambiare idea all’allora sindaco Brutomesso. Ma l’esempio Ramelli forse è più calzante.

La città non voleva la via, una parte della città che avrebbe potuto creare problemi, la via non si fece. Qualche tempo fa riportando la richiesta del Comitato cremasco no moschea di un consiglio comunale aperto avevo detto: “ma si facciamolo, e facciamo scegliere ai cittadini se fare o meno questa benedetta moschea”. Una persona di cui tengo in alta considerazione l’opinione mi aveva detto: “una volta abbiamo chiesto ai cittadini e hanno scelto Barabba”.

La considerazione è equilibrata. Ma vorrei provare a fare qualche altra considerazione. Domani il Pd scende in piazza per distribuire materiale informativo pro moschea. Su Facebook si è scatenato il finimondo. Probabilmente ci sarà un bel po’ di controllo per assicurarsi che non ci siano proteste, se non civili, a questo banchetto. I giornalisti saranno tutti li a vedere. Il sindaco minaccia querele per gli infamanti insulti che ha ricevuto su Facebook. Due post su tre del gruppo Crema e i Suoi Problemi riguardano questa questione.

Se ne parla tanto e c’è tanta acredine, quindi un problema ci sarà? Non so, di certo la cosa è sentita. La risposta standard dell’amministrazione e: il diritto di culto è sancito dalla costituzione, gli islamici hanno già un luogo dove pregare e non hanno mai dato fastidio. E va bene. Perché quindi insistere cosi tanto a voler mettere un marchio su questa operazione?

Non so neppure questo. So che, come per altre cose che abbiamo citato, la città non la vuole. A maggioranza? Non lo so. So che anche tantissimi che sono di area progressista storcono il naso al discorso e glissano. Paura di esporsi? Non so. Ma sono certo che se si dovesse fare un referendum a voto segreto difficilmente ci sarebbe una maggioranza netta di si per questa operazione.

La città non la vuole? Ripeto no so, ma ai gazebi di raccolta firme della Lega c’erano le file. Molte più persone della percentuale che il carroccio dovrebbe avere adesso in città. Quindi perché non si ascoltano i cittadini come per la questione Ramelli, o bici, o accattonaggio… Perché, si dice, qui è una questione di civiltà. E sono perfettamente d’accordo. Ma diventa anche una questione di quieto vivere cittadino. Qualcuno su Facebook chiama alla protesta reale, e non più quella da social network.

Solitamente un mezzo sinistrorso, vedi le proteste fisiche e reali che so… dei No Tav. Anche li. Giusto? Sbagliato? Non so. Ma troppi scontenti non sono mai una bella cosa per la società civile. Rimango dello stesso parere. Facciamolo il consiglio comunale aperto. Facciamo il referendum. Vediamo cosa pensa davvero la città.

Bruno Mattei

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