Non prendetevala coi buffoni di corte che cercano di portare la satira nella Città Giocattolo

Non prendetevala coi buffoni di corte che cercano di portare la satira nella Città Giocattolo

Satira, sostantivo femminile che secondo la definizione enciclopedica risulta essere: “genere di composizione poetica a carattere moralistico o comico, che mette in risalto, con espressioni che vanno dall’ironia pacata e discorsiva fino allo scherno e all’invettiva sferzante, costumi o atteggiamenti comuni alla generalità degli uomini, o tipici di una categoria o di un solo individuo”.

Una cosa che voglio dire ha iniziato Omero a praticarla e che ha attraversato medioevo, illuminismo, ottocento e novecento senza fare un plisse. In Italia, senza andare a scomodare i trinariciuti di Guareschi, ne abbiamo avuto degli esempi illuminanti e brucianti. Il Male, fondato nel 1977 da Pino Zac (Giuseppe Zaccaria) divenne famoso nel 1979 per le false prime pagine dei giornali. Quella che urlava all’arresto di Ugo Tognazzi come capo delle Br passò alla storia, e fece incazzare non poco il direttore di Paese Sera.

Ci caddero in molti. Il Male arrivò a vendere 150 mila copie al numero ed era assai più cattivo di Charlie Hebdo. Dopo ci furono il Cannibale, Frigidaire, Tango, Cuore. Quest’ultimo fu forse l’ultimo esempio di satira vera e popolare in Italia.  Tutti ricordano il geniale titolo Scatta l’ora legale panico tra i socialisti, all’alba di Mani Pulite. Ma i giornali satirici ospitavano anche i migliori dibattiti. Tango mi pubblicò una lettera nel 1991 riguardante il dibattito del cambio del nome del Pci dopo la svolta della Bolognina. Eh si a 20 anni scrivevo lettere politiche serie, adesso cazzate. Ma citando Gaber: “A vent’anni tutti scrivono fantastiche, rabbiose poesie, a vent’anni tutti fanno decisivi, importantissimi interventi, dopo i vent’anni li fanno solo i deficienti, li fanno”.

Perché questo lungo preambolo? Per fare una piccola riflessione sulla satira e l’umorismo nella città giocattolo. Ieri la pubblicazione del pezzo ironico e leggero che rilevava che la lista Aiello Cambiare si può riprendeva lo slogan di una civica di centro destra di Pianengo, che a sua volta aveva ripreso lo slogan degli Arancioni di Pisapia in verità, ha sollevato reazioni diverse da parte di tre componenti della lista.

Con il candidato sindaco Mimma Aiello si è riso e scherzato e la ragazza dimostra (se ce ne fosse bisogno) di essere una persona ironica, spiritosa, preparata e attenta (capiamo perché faccia paura). Col creatore del simbolo Angelo Valenzano si è parlato di metodo (si definisce un po’ secchione, e ci piace) e stasera si beve un aperitivo assieme. Il giovane Simone Antonioli ci ha definito a testa bassa sputtanatori, facendoci subito tornare alla mente la epica canzone Lo sputtanamento di Cochi e Renato, che gli abbiamo dedicato.

Andreotti, uno di quelli che la satira in Italia ha bombardato per decenni, godeva e sfruttava la visibilità che la satira dava e spesso ci giocava. La sua caricatura vampiresca è una delle icone della satira italica. Oggi l’unico che forse della vera satira, che fa incazzare e pensare, è Maurizio Crozza. Ora noi non ci arroghiamo la capacità di fare buona satira a Crema (e comunque il pezzo incriminato era colore e non satira). Ci proviamo sin dall’inizio della avventura di Sussurrandom.

Abbiamo fatto le narrazioni dalla Città Giocattolo di Mirko Treviglio, che passarono quasi inosservate. Oggi la saga del Trono di Crema sembra essere più apprezzata, ma siamo in periodo pre elettorale è più facile. Abbiamo da tempo uno spazio fisso della vignetta di Beppe Cerutti, e spesso sono dedicate alla città. Abbiamo Madama Lucrezia. Abbiamo avuto Il Pasquino Cremasco, che si è preso una denuncia per una goliardata satirica. Abbiamo avuto e abbiamo la rubrica Ma come ti vesti. Insomma ci proviamo e ci abbiamo provato. Se cliccate sulla categoria Satira del sito vedrete i vari nostri tentativi.

E’ difficile portare la leggerezza umoristica graffiante in provincia. La satira va bene se la si fa contro i potenti importanti, o a casa degli altri. Qui meno. Anche se bisogna dire che in tanti hanno sorriso ai nostri tentativi. Bipartisan vanno citati Antonio Agazzi, Enzo Bettinelli, Matteo Piloni, Attilio Galmozzi, Paola Vailati ed Emanuele Coti Zelati tra quelli che abbiamo preso in giro.

Adesso in periodo pre elettorale lo rifaremo. La leggerezza delle battute e dei giochi è approdata su La Provincia con la rubrica Volemose bene di Luca Bettini (che oggi recensisce la poesia di Stefano dedicata alla Gelmini), che è davvero bravo. Anche l’Inviato ogni tanto ci prova. Rossano Salini è spiritoso e aperto. Insomma prendiamoci un po’ meno sul serio. E poi alla fine noi siamo solo buffoni di corte. Non abbiatene a male.

Emanuele Mandelli

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