Pappagallo ma che dici? Una disanima sull’elettore cremasco e le sue manie di grandezza

Pappagallo ma che dici? Una disanima sull’elettore cremasco e le sue manie di grandezza

Quale tribuna aperta a tutti, “Sussu” ha pubblicato la scorsa settimana (22 febbraio) l’opinione di un lettore che si firma Viniskia, il quale in maniera ironica e cattivella tira per il culo l’elettore tipico cremasco. Mi permetto di dissentire a cominciare dal fatto che noi elettori cremaschi non siamo usi “caragnare” (voce del verbo piangere). Per essere precisi, Crema non crede alle lacrime, ma se solo svolazza un refolo “mugugnoso”, cazzarola, la polemica monumentale è servita. Noi ci incazziamo a prescindere, soprattutto quando i nostri paladini si trovano in minoranza sui banchi del consiglio comunale.

Poi: noi non andiamo a votare perché tanto è domenica e non sappiamo che cazzo fare. Nossignore. Noi andiamo a votare eccitati dall’idea che, avendo promesso il voto di qui per toglierci dai piedi un rompi coglioni, poi lo mettiamo da un’altra parte: se venisse a saperlo chissà come ci resterà male quello di qui!

Già questo, mi sembra, ripaga della noia del giorno festivo.

Ma poi dico, come si fa a dire “fruc” quando la scheda entra nell’urna? L’elettore cremasco non “frucca”. L’elettore cremasco, prima di “fruccare” guarda in faccia tutti i componenti del seggio elettorale e anche se viene riconosciuto a vista da qualche membro “scrutante” tiene sempre in bella vista la carta d’identità e la tessera elettorale, per poi chiedere conferma al registro e solo dopo (“Pinco Pallino può votare”) ritira la scheda e la matita copiativa dalle mani del presidente di seggio.

Nel segreto della cabina allarga per bene il lenzuolo per un controllo preliminare (non si sa mai) e solo dopo “icsa” con mano ferma, però senza calcare, perché se calchi troppo il voto potrebbe essere riconosciuto.

Esce dal cubo con la classica alterità della scuola ciceroniana, consegna la matita e la scheda dovutamente ripiegata e si allontana solo dopo che il presidente di seggio “frucca” nell’urna e conferma ad alta voce l’avvenuta votazione, con tanto di nome e cognome e arrivederci.

Questo è l’elettore cremasco!

Ps. Aggiungerei che quando entriamo nel seggio elettorale non siamo usi “scannare” gli zii (l’incipit del testo preso in considerazione dice testualmente: “Manca poco, zio scannato…”), se non altro per quella regola di “bon ton” venuta in uso un poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando il nipote comunista era uso sparare allo zio fascista. È’ molto più bello sapere che lo zio spacca marroni morirà di crepacuore perché il suo candidato a sindaco manco è arrivato al ballottaggio. Però con moderazione nell’entusiasmo, perché lo zio potrebbe cancellarci dal testamento.

Ps2. L’elettore cremasco non entra in cabina per fare una semplice “ics”. L’elettore cremasco prima si passa la punta della matita copiativa sulla lingua e soltanto se è di suo gradimento, come sapore, s’intende, procede. Aggiungo, infine, la ciliegina: l’elettore cremasco, quando esce dalla cabina elettorale dopo aver tastato con la lingua la punta della matita, se è un residente Doc, dirà sempre e comunque che la grafite manca di sale.

Beppe Cerutti

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