Prese di posizione e tentativi di dialogo, ribolle la città sul tema moschea

Prese di posizione e tentativi di dialogo, ribolle la città sul tema moschea

E così anche il direttore de La Provincia, Vittoriano Zanolli, e di conseguenza l’organo informativo più importante della provincia dove è immersa la Città Giocattolo, ha preso posizione. La moschea, e la chiama così non musalla, luogo di culto o altre formule edulcorate, non è una priorità dei cremaschi. Lo è, inspiegabilmente a questo punto diremmo, del Pd, che lo scorso fine settimana si è mobilitato in toto per due giorni di volantinaggio massiccio in pieno centro per sostenere la battaglia a favore della comunità islamica cremasca. Comunità che, ad onor del vero, non si vede mai in piazza per sostenere questa battaglia.

Ma da dove parte questa battaglia? Da quello che si può ricostruire, ed in questo alcuni commenti del presidente della commissione urbanistica Lidia Severgnini e dell’ex assessore Giorgio Schiavini ad post su Facebook di Antonio Agazzi sono illuminanti, il rappresentante della comunità islamica ha presentato legittima richiesta tipo il giorno dopo l’elezione della Bonaldi, e la richiesta è stata portata alla prima riunione della commissione. Lineare, normale, nulla da nascondere…

Fa nulla se, come considera Agazzi, la moglie del citato responsabile fosse in una delle liste civiche che sostenevano il centro sinistra. Fa nulla anche se, stando a Wikipedia, la presenza di persone provenienti da paesi islamici a Crema si aggira attorno alle 1000 unità, tanti bei voti che fanno gola a tutti. Ma non è mai bello fare della dietrologia. In realtà Zanolli un po’ la fa e si chiede perché tanto fervore per la moschea quando per il tribunale o per l’ospedale, battaglie molto sentite dai cremaschi, si è fatto ben poco (o comunque molto meno).

Alla nostra proposta di fare un referendum tra i cittadini cremaschi per chiedere se vogliono o meno la moschea ci hanno risposto che la Costituzione non permette referendum su questioni religiose, e va bene, che sarebbe come chiedere ai cremaschi se vogliono pagare le tasse o meno, e va bene anche questo. In Svizzera lo hanno fatto il referendum, ma si sa gli svizzeri si fanno domande su tutto e tutti.

Un’altra considerazione interessante emersa tra le mille lette su Facebook dice: dopotutto siamo a fine 2014. Questa amministrazione ha meno di due anni ancora davanti. Metta a chiare lettere nel programma del 2017 il discorso moschea, se sarà rieletta la faccia senza stare troppo a farsi delle domande.

Ma oramai è muro contro muro. Il sindaco querela, o minaccia di querela non sappiamo se sia passata alle vie legali o no, quelli che l’hanno insultata su Facebook. Premesso che: gli insulti no, mai, è una questione di buonsenso. Ma qualcuno considera (ancora Zanolli ad esempio) che esasperare i cittadini, e a questo punto dopo le querele già partire e la altre minacciate, spaventandoli invece che ascoltandoli non è una buona idea. Insomma questa pelosa questione sta portando a galla tutta una serie di contraddizioni nella Città giocattolo.

I nervi sono tesi, a fior di pelle, lo abbiamo constatato di persona in altre situazioni. Il gruppo Crema e i suoi problemi ribolle ogni giorno di segnalazioni che non fanno altro che inasprire la situazione. Non da ultima la denuncia di una cremasca a cui avrebbero sputato due extracomunitari, che l’hanno anche insultata, e che è finita dritta dritta sulla locandina e sulle pagine de La Provincia che sembra a questo punto avere preso una netta posizione nel panorama dell’informazione cremasca cerchiobottista, anche l’Inviato che una volta pungeva come un aspide sembra essersi edulcorato.

La pagina Facebook del Comitato Cremasco No Moschea conta ogni giorno più iscritti e parla con un linguaggio forbito e non legato all’odio, agli attacchi gratuiti o alla dicerie, porta avanti argomentazioni argomentate (mi si conceda il gioco di parole). Ed in questo fa paura  Rifondazione Comunista dichiara a Cremaonline, per voce del suo capogruppo Mario Lottaroli, chiede di sapere nomi e cognomi di chi parla e si offre per il dialogo.

Niente consiglio comunale aperto, “si rischia l’arena”, sottolinea Lottaroli, ma se il Comitato dovesse organizzare un incontro pubblico i rifondaroli ci starebbero al dialogo. Insomma il dissenso cremasco procura ben più di un mal di pancia alla maggioranza.

Prima le 800 firme raccolte dai banchetti della Lega Nord, poi i 2.022 like raccolti dalla pagina del Comitato (dato del 7 ottobre) in poco tempo e in costante crescita.

La protesta, e la paura che dietro alla moschea si possa nascondere una scuola coranica jihadista (lo dice ancora Zanolli dalle colonne de La Provincia, mica Facebook o Sussurrandom), si fanno ben sentire. Se ci sia un modo per tranquillizzare i cremaschi non sappiamo dire. Di certo proseguire a testa bassa per la propria strada non è una grande idea, ed in questo è all’avanguardia Rifondazione che cerca un dialogo. Certo che se al tavolo si sedesse anche la comunità islamica, terzo incomodo nella questione e sempre o quasi assente, magari si arriverebbe ad una soluzione sensata… Ma siamo pur sempre nella Città Giocattolo.

em

 

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