Quando i paninari di Crema facevano tendenza e c’era il Break Time

Quando i paninari di Crema facevano tendenza e c’era il Break Time

Tra le sottoculture quella dei Paninari è stata l’unica splendidamente italiana, anzi diremmo milanese. Nata e morta in quella che era la capitale dell’edonismo nel bel mezzo del decennio di plastica. Tutto si svolge tra il 1985 ed il 1989.

Wikipedia descrive il fenomeno come:

 Con il termine paninaro si identifica una sottocultura giovanile nata negli anni ottanta a Milano, e da lì diffusasi prima nell’area metropolitana milanese poi in tutta Italia. La caratterizzavano, tra l’altro, l’ossessione per la griffe nell’abbigliamento e in ogni aspetto della vita quotidiana e l’adesione a uno stile di vita fondato sul consumo, il divertimento ad ogni costo e il disimpegno. Per i primi anni fu emanazione di giovani che cominciarono a riunirsi nei primi fast-food italiani.

Per una volta Crema, la Città Giocattolo, non si fece cogliere impreparata. Rimane a testimonianza del movimento cremasco il lungo articolo che la rivista cult Paninaro dedica alla nostra città sul numero 28, cioè nel bel mezzo della sua storia, cessata col numero 48, quando tirava la bellezza di 100 mila copie.

Anche se sulla copertina l’articolo è richiamato come Paninari da Cremona, in realtà si parla di Crema, visto che il titolo del pezzo è Novità al brucio dal cremasco. Purtroppo non si trova in rete una copia in pdf del pezzo per avere il piacere di vedere di cosa si parlava. Se qualcuno volesse togliersi questo sfizio su ebay è in vendita una copia della rivista.

Dicevamo che Crema non si fece cogliere impreparata. Innanzi tutto aveva un luogo deputato al ritrovo della tribù metropolitana. Se a Milano il tutto nacque attorno al Burghy di piazza San Babila a Crema il locale cult fu il Break Time di via Racchetti. Proprietario Waler Longhino, conosciuto poi negli anni a seguire come esponente di spicco della Lega Nord cittadina.

Il locale replicava in tutto e per tutto lo stile delle paninoteche milanesi, lo sbarco di Mc Donald’s in Italia era da venire. Arredi colorati, con predominanza per rosso e giallo, menù fotografici dei panini alle pareti. Per la prima volta si sentiva parlare a Crema di beveroni come il milk-shake.

Il fenomeno deflagrò tra i figli della classe medio alta cremasca. Figli e figlie di noti parrucchieri, proprietari di concessionari di auto, stimati professionisti. Nelle scuole come l’Ipc, quando aveva sede dove oggi si trova il teatro San Domenico, si formarono nutrite schiere di paninari autoctoni.

Sarebbe bello vedere a quale altri luoghi faceva riferimento nella nostra città e nel circondario la rivista. Di certo c’erano un negozio di dischi di riferimento, il Disco Rosso in piazza Garibaldi, in contrappunto al metallico Videoclip di via XX Settembre; dei luoghi, oltre il citato locale, quasi tutti in centro a Crema, mentre le altre tribù occupavano per lo più, come oggi, i parchi cittadini.

Per i negozi di abbigliamento invece era d’obbligo la trasferta a Milano, era ritenuto da sfigati comprare l’abbigliamento in città. Al contrario delle altre tribù metropolitane, a Crema per un periodò ci fu un negozio della catena Inferno & Suicidio, dove si servivano per lo più metallari, dark e gotici. Anche se era molto più in andare a Cremona al Ciandra.

Come era apparso anche a Crema il fenomeno sparì nell’arco di un soffio. Oggi tanti di quelli che per 3 anni sperperarono i soldi di papa in Moncler e Timberland si vergognano anche di ricordare di essere appartenuti a quella tribù fatta di disimpegno e riflusso. Potrei fare qualche nome eccellente. Ma non lo farò.

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