Queste notti colorate del commercio che poi… al commercio locale mica portano chissà che colore

Queste notti colorate del commercio che poi… al commercio locale mica portano chissà che colore

Ne abbiamo viste di tutti i colori, notti bianche, rosa dorate, dai nomi improponibili e autolesionisti (Sbaracco) alle declinazioni in “milanese moderno” (fashion edition. Seriously?). D’altronde abbiamo quasi più associazioni di categoria che commercianti (non che sul fronte artigiano le cose vadano meglio…), ognuna di queste si deve dare un tono e una visibilità, vorrai mica che, in un Italia ferma ai Comuni e alle Signorie, ci si metta d’accordo per un’iniziativa concertata a favore di tutti i commercianti? Non sia mai, avanti a vangare ognuno il proprio orticello.

Sarà mica che le associazioni di categoria sono ormai quasi solo un’entità autoreferenziale che deve garantire entrate a se stessa, molto prima che supporto ai suoi associati? La risposta è andreottianamente scontata. Certo, rimarrebbe la speranza di un assessorato al commercio che faccia da cabina di regia, mettendo tutti al tavolo e traendo il meglio da ogni possibile sinergia, ma continuando per frasi fatte “chi vive sperando…” Rimane da capire come si concilia questo con le repressioni di locali che offrono musica dal vivo e dj set, evidentemente il cremasco medio vuole lamentarsi dei mali dell’economia all’ora dell’aperitivo, ma vuole dormire in silenzio all’ora delle galline.

Perché intendiamoci, sono tutte iniziative molto belle, organizzate con impegno e professionalità, il problema è capire quanto riescano a centrare il bersaglio. Il bersaglio dovrebbe essere quello di portare gente in città per portare vendite ai negozi e agli esercizi vari, ma se poi mi metti in centro delle bancarelle che vengono da fuori città, la gente vede quello come focus dell’iniziativa, mica si va a comprare le scarpe in via XX Settembre. Oltre alle bancarelle di varia natura mettiamoci poi anche i camioncini con i gelati, le birre e lo street food, così anche i baristi avranno modo e tempo di mettersi sulla porta a guardare la movida, ché tanto la gente sta bevendo in piazza, mentre le commesse sbadigliano aspettando almeno le 23, perché chiudere prima sembrerebbe maleducato.

Poi arriva il lunedì e le varie testate cartacee e online (sono ormai quasi più delle associazioni di cui sopra), celebrano l’evento come un successo, per le belle bancarelle, la folla che ha fatto le vasche e i commercianti che han risposto bene, tenendo le serrande alzate. Le vendite? non pervenute. Un report sull’andamento degli incassi durante le ore della manifestazione sarebbe un approccio troppo professionale, siamo pur sempre italiani, noi organizziamo feste. Ah, la dolce vita, signora mia… mica possiamo pensare a tutto seriamente!

Tranquillo Tarantasio

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