Restiamo umani, le considerazioni di Franco Bordo sull’omicidio di Fermo

Restiamo umani, le considerazioni di Franco Bordo sull’omicidio di Fermo

Mi permetto di condividere alcune righe in merito al tremendo omicidio di Fermo, in cui una persona di origini nigeriane è stata uccisa a colpi di spranga da un noto ultrà della squadra di calcio locale. Ho usato volutamente la parola persona perché, e questo caso ce ne fornisce una impressionante immagine, si perde con una facilità inaudita la cognizione dell’altro come proprio simile. Il delitto ci agita tra sentimenti di sgomento, di rabbia e di tristezza. Tuttavia, se vogliamo provare a recuperare – a fatica – un poco di lucidità, dobbiamo ammettere che non possiamo stupirci più di tanto di fronte ad questo episodio anche se così agghiacciante.

Non è forse questo il prodotto di azioni di  organizzazioni razziste e neofasciste colpevolmente tollerate e di una propaganda alimentata  da varie forze politiche e da irresponsabili uomini politici (di caratura nazionale ma anche da tanti ometti locali) che, per uno squallido tornaconto nazionale, non esitano a parlare di invasione, di terroristi, di negri e di  scimmie? So di usare termini giornalisticamente forti tuttavia dobbiamo guardare in faccia alla realtà che è, da anni, in cosciente costruzione nel nostro Paese: una disumanizzazione di chi é diverso, negro, musulmano, gay. Il dominio sull’altro, perché più debole per qualche ragione, pare essere una componente del nuovo modello di uomo bianco, italico, un po’ nazionalista, para cristiano.

L’annichilimento dell’altro, dopo averlo insultato e barbaramente picchiato non è che la conseguenza del suo disconoscimento del piano umano (ha un’origine molto diversa la strage di donne picchiate e violentate dagli uomini?). Caro Direttore, io penso che sia davvero venuto il momento in cui ognuno di noi, anche nell’ottica di rendere migliore il nostro Paese, si impegni concretamente e fattivamente a muoverci verso il superamento dell’integrazione per costruire un’Italia inclusiva. Ribadisco: superare l’integrazione per includere. Tutte e tutti. Credo che il primo passo sia che i vari politici, anche locali che tanto spesso strumentalmente si riportano alla tradizione cristiana, facciano un passo indietro smettendola di essere propagatori d’odio i cui frutti sono, ahimè, quelli che vediamo.

Ho partecipato alla manifestazione di Fermo in memoria di Emmanuel e contro ogni razzismo. Ho deciso di essere presente come dovere morale personale e come dovere civile di rappresentante del popolo italiano. E’ stata una manifestazione plurale e densa di significato a cui hanno aderito molte realtà associative locali, regionali e nazionali, molti artisti ed una moltitudine di cittadini: è stato fondamentale ritrovarsi con tante persone che hanno voluto affermare con forza il loro no al razzismo che sta diventando pervasivo alla società anche a causa di quelle forze politiche che propagandano l’odio e l’intolleranza. Il pensiero è stato rivolto costantemente ad Emmanuel e a Sua moglie vittime della violenza razzista. L’Italia non è quella di Salvini, di Casapound ma è e deve tornare ad emergere quella che ho incontrato a Fermo: restiamo umani.

Franco Bordo

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