Sanremo, la prima serata tra colpi di sonno e messaggi che mi riportano alla politica cremasca

Sanremo, la prima serata tra colpi di sonno e messaggi che mi riportano alla politica cremasca

Certo che iniziare con una sfilata di canzoni che nei 67 anni del Festival di Sanremo non hanno vinto ma poi sono diventate evergreen è impietoso. Vasco Rossi, Zucchero, Lucio Dalla, Rino Gaetano… ci credo che poi gli 11 in gara sono praticamente spariti. Va beh. Prima però bianco e nero e Tiziano Ferro che omaggia Luigi Tenco a 50 anni dalla sua morte con una versione emozionale di Mi sono innamorato di te. Inizia così il festival del 2017.

Un palco metallico e spaziale, come rileverà Crozza con la sua copertina nel suo classico stile, e la scelta di non fare monologhi davanti al pubblico dopo l’esperienza infelice di un paio di anni fa. Nessuna bellona a cui fare la radiografia ma la virago Maria De Filippi, voce arrocchita ed emozione (strana per una come lei) a far quasi sparire Carlo Conti. E noi davanti alla tv. Non controllo WhatsApp e neppure Facebook fino quasi a mezzanotte, solo diretta Twitter che mi diverte. Quando controllo parecchi messaggi, i commenti ai miei tweet rilanciati su Facebook ma anche un paio di messaggi che mi fanno dire che anche per oggi Sussu non sarà solo Sanremo. Ma calma.

Intanto passano i pompieri di Rigopiano, Carmen Consoli che da cantantesi si è trasformata in spalla di Tiziano Ferro per una canzone che boh, mi sembra volutamente troppo strappalacrime, Riky Martin che sculetta, qualche altro ospite che ti chiedi perché sia li.

La canzoni? Anche la tanto attesa, da altri, Fiorella Mannoia mi ha detto poco. Solita canzone buonista con le melodie che le conosciamo. Vincerà? Forse. Anche se credo di no. Punterei più su Ermal Meta, canzone appiccicosa e efficace al primo ascolto. Mi ero risvegliato dopo un oretta di catalessi, sopraggiunta sul brano di Samuel che era il primo che aspettavo e mi interessava.

Passato indenne per la solita Giusy Ferreri, per un Al Bano scordato e senza voce, per un Elodie che canta una canzone che sarebbe risultata vecchia nel 1967 e per altri che non so chi diavolo siano. Dopo il risveglio, il controllo dei messaggi, il ritorno a casa, gli ultimi scampoli della prima puntata con un divertente Bob Dylan/Uberto Pantani e qualche altra amenità mi sono riaddormentato sul Dopofestival marcato Savino /Gialappa’s per risvegliarmi in piena notte con il Dopo Dopo Festival di radio 2 e i Provinciali. Adesso ho sonno. Ed è solo mercoledì.

Emanuele Mandelli

 

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