Scrp cambia statuto, ecco che succede e perchè si innesca il diritto di recesso per i comuni

Scrp cambia statuto, ecco che succede e perchè si innesca il diritto di recesso per i comuni

Scrp deve modificare lo statuto. Lo pretende la legge Madia. Si dovrebbero togliere alcune funzioni, precisarne delle altre, introdurne delle nuove. La variazione dovrebbe portare con sé il diritto di recesso, cioè la facoltà di un socio contrario al restyling di uscire dalla società e il diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in proporzione del patrimonio sociale. Un’occasione per i piccoli comuni per fare un po’ di cassa e affrancarsi dal ruolo di portaborracce, con buona pace di quel consigliere di amministrazione che pare infastidito dal possibile addio di alcuni soci. Se poi lo stesso consigliere si adombra perché alcuni sindaci scrivono al consiglio di amministrazione per chiedere delucidazioni su questioni da loro ritenute meritevoli d’essere approfondite, allora qualcosa non è chiaro sui ruoli. O i soci non hanno capito. O lui non ha capito.

L’opportunità di recesso ha già innescato la ricerca di argomenti per innalzare le barricate e contrastare l’eventuale tentativo di divorzio. La tesi per fermare la fuga dei paria è la seguente: le modifiche sono imposte dalla legge, quindi non si tratta di un cambiamento, bensì di un adeguamento, pertanto niente diritto di recesso. Argomentazione curiosa. Se così fosse il consiglio di amministrazione avrebbe adeguato lo statuto alla legge e informato i soci a cose fatte. E’ avvenuto alla fine dello scorso dicembre. In quell’occasione sono state apportate alcune variazioni imposte, appunto, dalla legge Madia e i soci sono stati informati dopo alcune settimane senza la richiesta di una loro approvazione.

Al contrario le modifiche in preparazione dovranno essere approvate o respinte dai consigli comunali. Sono sostanziali. Per capirci non si cambia il colore della carta delle caramelle, ma si smette di produrre caramelle per passare alla pasta di grano duro. Sarà una produzione imposta dalla legge, ma se un socio è celiaco perché deve essere costretto a produrre pasta che non consuma? Aldo Casorati, sindaco di Casaletto Ceredano, fa notare che Scrp, da Società cremasca reti e patrimonio, rimasta senza reti e patrimonio, evolverà in una società di servizi e di consulenza. Sostenere che l’evoluzione è un adeguamento diventa più arduo che scalare il K2.

Nella penultima assemblea informativa di Scrp il sindaco di Offanengo Gianni Rossoni, uno dei quattro soci che conta insieme ai colleghi di Crema, Pandino e Castelleone, ha sottolineato che il personale attualmente in carico alla società è professionalmente inadeguato ad affrontare i compiti che Scrp dovrà sostenere in futuro. Come la mettiamo? dicono al bar sport. Se i dipendenti, secondo Rossoni, sono inadeguati professionalmente per futuro il di Scrp, allora le modifiche sono qualcosa di più di un adeguamento.

Già, dalle caramelle si passa al grano duro. Tutto va bene madama la marchesa, ma sarebbe triste se i sostenitori dell’ancien régime inducessero Scrp a rivolgersi ad un consulente per dirimere la questione. Per onore di verità, il presidente Pietro Moro ha sposato in maniera netta la tesi del diritto di recesso. E di questo gli va dato atto. «Nell’occasione del cambio di mission e oggetto sociale bisogna necessariamente creare le condizioni per consentire il recesso a chi non le condividesse». Lo ha detto ieri al telefono con l’autorizzazione a pubblicarlo. Bravo. Si faccia valere: qui si parrà la tua nobilitate. Dante, inferno. Un po’ come Scrp.

Antonio Grassi

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