Scrp, dimissioni del Cda si o no. La “proposta” Grassi getta scompiglio

Scrp, dimissioni del Cda si o no. La “proposta” Grassi getta scompiglio

Appalto rifiuto è un garn casino. Abbiamo riportato per intero l’intervento che il sindaco di Casale Cremasco Antonio Grassi ha presentato nella riunione di lunedì chiedendo senza mezzi termini le dimissioni di tutto il Cda di Scrp. Motivo? La scarsa informazione riguardo le sentenze del tar che mettevano in guardia a riguardo del rischio esclusione di Linea Gestioni dalla gara di appalto per il servizio di igiene ambientale.

Arrivano a stretto giro di posta due comunicati sul tema. Franco Bordo, deputato cremasco di Sel, getta acqua sul fuoco:

“Non si tratta di ricercare un capro espiatorio ma di individuare le responsabilità, correggere ciò che non ha funzionato per far funzionare al meglio gli ingranaggi . Non mi importa, in questo frangente, di additare qualcuno come “colpevole” piuttosto ci tengo ad evidenziare quelli che sono, a mio avviso, le due problematiche principali che, come molte volte successo nelle dinamiche delle società pubbliche italiane, si sono presentate anche in questa occasione: mi riferisco ad un meccanismo di controllori e controllati piuttosto opaco e poco definito e al principio di buonsenso nello spendere risorse di aziende che, in definitiva, appartengono ai cittadini”.

I 5 stelle invece ci vanno giù duri e spostano in pieno la linea Grassi:

“Troviamo la richiesta assolutamente condivisibile. Quanto è successo e sta succedendo sull’appalto rifiuti necessita di avere un responsabile. Il CdA non ha mai informato i Sindaci Soci dei pericoli che stavano correndo: quanto accaduto poteva essere ampliamente previsto. Le sentenze (recenti e meno recenti) suggerivano chiaramente che LGH non avrebbe potuto partecipare al bando rifiuti, essendo partecipata per un 9% da SCRP, società appaltante: un conflitto di interessi evidente. Queste sentenze avrebbero dovuto mettere in guardia il CdA, o quantomeno avrebbero dovuto essere comunicate ai soci; questo non è mai stato fatto. Che sia per volontà o per negligenza, in entrambi i casi la “colpa” è grave. Non è sufficiente scaricare la responsabilità sui consulenti: se così fosse bisognerebbe quantomeno chieder loro i danni. E un gesto di responsabilità da parte del cda sarebbe servito. Sarebbe servito quantomeno a ritrovare la fiducia di tutti i sindaci soci, e ad individuare – una volta ogni tanto – un responsabile di fronte ai cittadini. Così invece non sarà: anche stavolta è stato sprecato denaro pubblico, tempo prezioso, e la situazione è più che mai ingarbugliata … senza un responsabile”.

 

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