Scrp e cambio di statuto, due consulenti nuovi… troppa grazia Sant’Antonio

Scrp e cambio di statuto, due consulenti nuovi… troppa grazia Sant’Antonio

Altri due consulenti ingaggiati da Scrp.  Due consulenti venuti da lontano, da Roma e dintorni per stendere il nuovo statuto della società.  Due consulenti per modificare tre articoli, il 2, il 5,  il 13.
Il cambio di statuto di una società non è acqua fresca ed è corretto procedere  con i piedi di piombo.  Ma, nel caso specifico, era indispensabile rivolgersi a due  professionisti esterni? E perché cercarli a seicento chilometri di distanza? A Crema e nel Cremasco non esercitano legali in grado di svolgere il compito? D’accordo, abbiamo perso il tribunale, ma non gli avvocati.

Per carità, nessuna rivendicazione autarchica, ma semplice valutazione economica: si sarebbe risparmiato sul rimborso spese della trasferta dei due esperti. Trasferta necessaria per presenziare all’assemblea dei soci. Presenza discreta: non hanno proferito una parola. Nulla da eccepire sul loro silenzio. Mercoledì nessun socio ha sollecitato un parere chiarificatore agli uomini di Roma. E non poteva essere diversamente. Non c’è stato dibattito o confronto sui  tre articoli. Si è dato per scontato che i cambiamenti proposti, inviati ai sindaci nei giorni precedenti,  fossero noti ai presenti. Ammesso, ma non concesso che così fosse, un paio di slide che evidenziassero le differenze tra gli attuali articoli dello statuto e quelli modificati, sarebbero state apprezzate. Altrettanto utile sarebbe stato l’intervento dei due consulenti per spiegare le basi tecnico-legislative del lavoro svolto. Già, due consulenti. Quanto sono costati? Ah saperlo.

Diciamola tutta: si trattava di  modificare tre articoli dello statuto di Scrp e non  di  scrivere la Transatlantic Trade and Investment Partnership, la famosa  Ttip. E diciamo anche che le modifiche  erano già state discusse ed elaborate in tre sedute da una commissione di soci alla presenza di due membri del consiglio di amministrazione, di professione avvocati.  E diciamo pure che la variazione dell’articolo 5 si limita al cambiamento di una frase che toglie ai privati la possibilità di essere soci di Scrp. Modifica suggerita dal Ministero dell’Interno. E diciamo ancora che la legge Madia  indicava i binari sui quali muoversi.

In questo contesto due  consulenti paiono uno spreco. E’ un’opinione, pronto a rivederla se qualcuno motivasse la scelta.  E si rassegni a questo giudizio, il membro del consiglio di amministrazione che durante l’assemblea ha sottolineato il particolare interesse dei sindaci per l’abbondante utilizzo di  queste figure professionali. E se non condivide la critica, dimostri che è sbagliata.  Due consulenti, per cambiare tre articoli dello statuto di Scrp sono troppi. Già,  troppa grazia sant’Antonio. E i soci pagano.

Antonio Grassi

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