Short Story, delirio

Short Story, delirio

Il risveglio dell’Immaginario collettivo è mica una cazzata.

Di suo nacque già un po’ insoddisfatto  e ben presto si convinse di avere ragione. Capitò il giorno in cui uno dei genitori, non importa quale, gli disse: “No! Questa cosa non si fa e basta!” L’Immaginario collettivo (lo chiameremo “Ic”) per reazione si mise a cantare, perché un tizio gli aveva detto che se canti poi ti passa. Uno dei genitori, non importa quale, ne ebbe sofferenza uditiva perché quel disgraziato figliolo, tra i molti difetti, era anche stonato: “Basta cantare!”

Mortificato, “Ic” si mise in castigo da solo: davanti allo specchio e, fissandosi negli occhi impavido, premette il naso fino a farlo diventare grosso come una patata. Fu così che scoprì in un sol colpo il significato della geometria variabile e quello del’epistassi, emorragia delle cavità nasali: “Porca vacca maiala che male che fa!” disse tra le lacrime.

Abbandonò la famiglia naturale per entrare a far parte della multinazionale dei luoghi comuni, dove ben presto ne assunse la presidenza. Intronato a capotavola emanò una sola direttiva: “Sparare cazzate a raffica affinché il mondo intero si senta uguale a una persona seria. Ps. Va da sé che le eventuali persone serie andranno eliminate. Amen.”

Morale? È sempre meglio pettinare le bambole che trastullarsi con la lettura del carteggio tra Thomas ed Heinrich Mann.

Beppe Cerutti

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