Short Story, l’Ad è una canaglia

Short Story, l’Ad è una canaglia

L’austera e un pochino stagionata dottoressa Amalia Cisto’, bocconiana laureata con pieni voti in Economia aziendale e responsabile del “settore selezione” dell’Ufficio personale, ebbe un sotterraneo fremito d’indignazione nel notare il canagliesco sorrisetto dell’Amministratore delegato, il quale stava scorrendo l’elenco dei nuovi candidati a un posto di rilievo nell’ambito amministrativo della Società. Accanto a ognuno dei curricula vi erano le annotazioni della selezionatrice, che aveva provveduto anche a determinarne una prima e provvisoria classifica preferenziale. All’ultimo posto si trovavano le note personali di Adone Lacarico: “Ottimo requisiti”, scriveva la dottoressa Cisto’, “ma con un nome e un cognome incompatibili con le mansioni cui eventualmente dovrebbe essere destinato.”

“Comprendo le sue perplessità e le condivido”, disse l’Ad, “ma non possiamo trascurare le qualifiche professionali di questo signore. Provveda.”

La donna uscì dalla stanza visibilmente infastidita,  ben sapendo che sul volto dell’Amministratore delegato si stava disegnando un ghigno da sibarita: “Che il numero due del ‘settore selezione’ si chiamasse Lacarico e la numero uno Cisto’ avrebbe di sicuro aguzzato l’indole pettegola degli impiegati.”  Già immaginava il più banale e scontato dei commenti; “La signorina Cisto’ ci sta e Adone il marpione che fa? La carica.”

Un binomio perfetto. Ne sarebbe derivata una crescita generale del buon umore e, di conseguenza, del rendimento individuale.

Beppe Cerutti

immagine di Giancarlo Vitali
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