Short story, mai scherzare con i papaveri

Short story, mai scherzare con i papaveri

Non mancavano le amenità esotiche né le tradizionali delizie di gola sottoforma di salumi e vini e liquori, la frutta secca e vasetti con dentro i funghetti, le melanzane, olive non ti dico, da quelle liguri a quelle greche, e poi biscotti e torroni e fichi, naturalmente il panettone con lo spumante e altre amenità.

Era il consueto cesto natalizio che i nipoti facevano confezionare per il nonno in occasione delle feste natalizie. Una cosa veramente gigantesca, che ci tirava avanti per dei mesi. Per ultimo, verso la primavera, apriva i barattoli dei pomodori, ché la salsa preparata l’estate precedente era finita.

Nel “ravanare” in quella camionata di cose buone, belle e anche utili, gli capitò tra le mani una strana bottiglia in plastica. C’era scritto: “Nuovo, più efficace per garantire la massima igienizzazione dopo i vostri momenti più intimi.”

Il nonno si guardò intorno, perplesso. La polenta se la preparava sul camino e d’estate e d’inverno si lavava alla Gelata col sapone marsigliese; per quanto riguarda il resto, be’ c’era il pozzo nero.

Cazzo sarà mai ‘sta roba? Nel dubbio la mise da parte. Metti da parte oggi e metti da parte domani, di ‘ste robe col collo storto ce n’era mica da ridere. Finché un giorno, non sapendo più dove metterle, decise di aprirle e versare il contenuto in un campo che serviva a nessuno. E i contenitori? Una bella “sgurata”, ché non si sa mai con questa Asl che continua a rompere i coglioni, e poi ci metto dentro il latte della capre che stanno su in valle.

Piovi oggi che piove domani, in quel campo che serviva a nessuno nacquero dei fiori verdi e blu, belli a vedersi, ma un po’ strani di profumo e anche al tatto. Sembravano finti, però commerciabili. Il vecchio ne fece un fascio e lo inviò ai nipoti per le feste pasquali.

Uno di questi nipoti intuì il “bisnés” e incominciò a inviare al nonno detergenti wc a base di margherita, tulipano, violetta e via dicendo, “ché rallegrano i balconi quando è inverno.”

Poi però vollero fare il passo più lungo della gamba e ci provarono col papavero; agli eredi, poveretti, rimase solo un pezzo di terra circondato da filo spinato.

Beppe Cerutti

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