Short story, Tomba la Bomba

Short story, Tomba la Bomba

La riflessione che segue potrebbe iniziare nel più tradizionale dei modi: “C’era una volta…” Oppure, giusto per lasciare spazio al sarcasmo, potremmo anche cambiare l’incipit: “La mamma degli epigoni è sempre incinta.” Vedete un po’ come vi piace, perché i cosiddetti costumi culturali di massa hanno sempre la stessa origine entusiastica e il medesimo “sfarinamento” quantitativo.

Esaminiamo la questione prendendo a esempio lo sport, che nel nostro Belpaese produce, di tanto in tanto, fenomeni di assoluto rilievo internazionale: campioni. Alberto Tomba rientra tra questi. Nel corso della sua carriera sciistica ha vinto tutto quello che si poteva vincere, scatenando la corsa all’imitazione con somma soddisfazione delle industrie di abbigliamento sportivo e di materiali tecnici. I figli della “casalinga di Voghera” (questa sì una figura mitica, ché per loro s’induriva per fargli raggiungere il diploma di ragioneria) scoprirono “le settimane bianche” con immensa goduria del settore alberghiero posizionato sull’intero arco alpino. Ma alla settimana bianca mica ci puoi andare con il cappotto della domenica e le scarpe di vernice. Ed eccoli lì, tutti abbigliati alla maniera di Alberto Tomba che, nel frattempo e grazie ai giornali, era diventato “Tomba la bomba”. E bomba fu. Sciare? Pfuii: è come scivolare sul ghiaccio lungo le discese della montagnetta di San Siro. Da Courmayeur a Cortina d’Ampezzo si scavezzarono a migliaia.

Perché? Perché qual si voglia impegno si assuma richiede impegno, approfondimento, conoscenza, in altre parole: fatica. Ed ecco che emerge la millanteria dei numerosi reduci: “Ho smesso per i troppi impegni derivati dal lavoro e dalla famiglia.”

C’era una volta… il tennis e Adriano Panatta. Stessa storia.

Oggi c’è il computer (cervellone elettronico e chissà che cosa ancora…) e internet. Le ultime generazioni, chi più chi meno, ne apprendono i linguaggi di superficie, ma lo scarto tra gli utilizzatori (epigoni senza etimologia) e gli ingegneri informatici (faticatori con consapevolezza etimologica) è abissale.

Beppe Cerutti

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