Short story, tombola

Short story, tombola

La signora che si occupa di me viene dalle Ande e le piace giocare a tombola. Sono un vecchio gentiluomo di fortuna, parecchio acciaccato, ma ho imparato ad accettare il giogo della sedia a rotelle e partecipo con piacere alla “casta ribotta”: i numeri mi sono sempre piaciuti e mi piace anche la voce della mia badante, quando impreca al numero mancato per un pelo nella sua incomprensibile lingua natale, il quechua, e quando esulta in italo-iberico per quello centrato: la buena suerte è pur sempre un sorriso regalato dal cielo. Il mio compito è quello di comprare le cartelle e passare il fagiolo alla mia amica quando s’azzecca il numero. A proposito di fagioli, devo aggiungere che lei utilizza solo la sua scorta personale: leguminose di piccole dimensioni, di coloritura tra il nero e il granata, ottimi per accompagnare piatti piccanti. Ma sto divagando, anche perché il centro ricreativo dove ci rechiamo ogni domenica pomeriggio offre tutt’al più, quale stuzzicante merenda, una tazza di latte tiepido con cacao accompagnata da ruvide gallette. Un genere di conforto, va detto, che non suscita particolari entusiasmi.

Torniamo alla tombola. La mia badante, il cui nome è un acrostico, Alegria (in quanto per esteso sarebbe Alma Luminaria Estrella Graciosa Rosita Immaculada Asuncion), nel nostro ambiente godereccio è ormai diventata nota per avere un culo della madonna, anche se lei va ripetendo che non cerca fortuna ma lavoro.

Domenica scorsa, tanto per citare, già al primo giro aveva fatto il pieno: ambo, quaterna e tombola. Rimaniamo sul fatto. La fine dicitrice addetta all’estrazione dei numeri, voce suadente ma chiara, annuncia la messa in vendita delle nuove cartelle per la seconda tombolata. Chiedo all’andina: “Quanto ne compriamo?” “Tranquillo caballero, basta una, porque la suerte està conmigo.”

Dico cazzo, prevedendo nubi all’orizzonte.

Infatti, al secondo numero estratto si udì la segnalazione, che in spagnolo è uguale all’italiano: “Ambo!” Al terzo (“Aqui està”) i notabili della gerontocrazia incominciarono a mormorare; Alegria captò il malumore e sottovoce mi disse, in italiano: “Se arriva la quaterna parla tu.” Puntuale: “Avremmo i quattro numeri”, dissi timido, dissimulando l’imbarazzo. Sentii vibrare le ruote della carrozzella quando, dopo un paio di numeri insignificanti, la fine dicitrice annunciò il 90, “nove zero.” Alzai la mano quasi a scusarmi, ma anche il quinto premio era nostro.

Colsì lo sguardo inquisitore della signora dalla voce suadente ma chiara quando disse che il gioco andava solo per la tombola. Il malcontento ormai serpeggiava e già prevedevo gli esiti. Alegria anche, perché un tizio irrancidito ben oltre i suoi anni le disse: “Maledetti, oltre al lavoro volete portarci via anche la fortuna!”

Quando si tratta di culo, neppure lo svago è consentito.

Beppe Cerutti

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