Short Story – Una botta e via

Short Story – Una botta e via

Più che altro serviva per togliersi di dosso le bastonate prese poche ore prima dai “celerini”. Ripassati a dovere, i “reduci”, senza distinzione di genere, riparavano nei loro “covi” cercando ospitalità dentro un sacco a pelo a due piazze, poco importa se anche usato.

“Mi hanno tirato un calcio nella figa e mi hanno chiamata troia comunista. E tu?”

“Colpito alle spalle durante un’azione di ripiegamento tattico, e il motorino si è ingrippato sul più bello.”

“E poi?”

“Mmm…  Quel sacco a pelo sarà libero?”

“Sì, loro sono all’ospedale.”

“Loro chi?”

“Li hanno asfaltati mentre cercavano di mettere in atto una… fuga strategica. A loro, guarda la coincidenza e la sfiga, gli si è ingrippata la Lambretta”

“Cazzo, che giornata di merda!”

“Non direi. Un furgone della ‘pula’ abbrustolito e una decina di vetrine tirate giù. Se consideri che la manifestazione era spontanea e, cazzo, eravamo solo quattro gatti…”

“Aspetta che mi tolgo l’eskimo, che ho la schiena che mi fa un male della madonna.”

“Aspetta che mi tolgo i jeans, che sulla patta mi sembra che ci abbiano camminato sopra almeno in un milione.”

“Fa male?”

“Sì, dalla passera alla punta del naso, ma vedrai che adesso passa. E a te?”

“Dalle chiappe alla nuca, ma vedrai che adesso passa.”

“Domani cosa fai?”

“Occupazione alla Falck, e tu?”

“Io vado alla Breda. Oh, che fai, tocchi?!”

“Secondo te dentro un sacco pelo, che cazzo devo fare, tenerti per mano?!”

“Stronzo maschilista di merda!”

Beppe Cerutti

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