Sparliamo sul Serio, i sindaci renziani e la sconfitta del partito tradizionale

Sparliamo sul Serio, i sindaci renziani e la sconfitta del partito tradizionale

Sono i partiti politici (reduci da una campagna elettorale di retroguardia e brutta assai) i veri sconfitti delle ultime elezioni (“Renzioni”) poiché Europee ed Amministrative le hanno vinte, pareggiate e perse le persone.

Schifato sino a qualche mese fa dal vecchio regime del Pd, Matteo Renzi ha stravinto questo round elettorale regalando, ai nuovi volti e a quelli riciclati del partito democratico, energia e vita nuova.

Uno stanco Silvio Berlusconi non è invece riuscito a dare la scossa ai suoi uomini, mentre Alfano non è abbastanza rappresentativo, così come risulta incomprensibile il linguaggio di Vendola, mentre a quel diavolaccio di Beppe Grillo, smaltita la sbornia è rimasto il mal di testa. E la Destra? Senza una o un Le Pen (all’italiana) non andrà da nessuna parte ed è un vero peccato poiché la Meloni meriterebbe qualcosa di più dei vari La Russa, Alemanno e Storace.

La Lega Lombarda nel nuovo segretario Salvini, digerita l’impostazione partitica familiare varata, anni fa da Bossi, concretamente ha ritrovato la voce e nel sindaco di Verona Tosi potrebbe trovare l’antagonista di Renzi se soltanto Berlusconi (il quale farebbe bene a passare il testimone) gradisse tale scenario.

Applausi al buon Oreste Perri il quale a Cremona andrà al ballottaggio (la rimonta è ardua, ma l’ex canoista, dalla corsa alla poltrona di sindaco uscirà eventualmente da sconfitto e non da perdente) con il favoritissimo renziano Galimberti. A livello locale meritano “menzione” Dino Barbieri (volto emergente del Nuovo centro destra cremonese), Massimiliano Salini (votatissimo nonostante Alfano e Lupi), Gianluca Savoldi (neosindaco di Moscazzano), Antonio Grassi (neosindaco di Casale Cremasco nuova Stalingrado d’Italia), GianEmilio Ardigò (verde dall’animo puro snobbato dal sistema massmediatico) Aries Bonazza (fresco sindaco di Ripalta Cremasca) gli evergreen Beppe Torchio e Gianni Rossoni.

A loro (voci nove oppure volti noti attivi da anni), agli altri eletti e a quanti hanno lottato coltivando interessi collettivi vanno sinceri applausi: cavalcando, sfidando l’effetto Renzi, oppure cercando di proporre qualcosa di diverso dal solito patetico copione beh ci hanno messo la faccia.

 

Stefano Mauri

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