Sparliamo sul Serio, i troppi no del Granducato del Tortello che giovano ai Marubini cremonesi

Sparliamo sul Serio, i troppi no del Granducato del Tortello che giovano ai Marubini cremonesi

Non è che Crema, o meglio, il Granducato del Tortello, assiste lentamente, ma costantemente allo svuotarsi di strutture e servizi, in principio, quando ancora si chiamava così fu lo sportello telefonico della leggendaria Sip, poi sparì il punto Enel, da poco più di un mese se ne è andato il tribunale, perché alla fine paga la sua ciclica arroganza nel dire sempre no a … nuovi qualcosa all’orizzonte?

Dal rifiuto all’ospitare il carcere di massima sicurezza (fatto poi a Cremona) che, di fatto, storicamente rappresenta il grande errore, l’origine, la genesi del recente trasloco del palazzo di giustizia, trasferito, coi suoi pregi (efficienza svizzera) e i suoi difetti, comunque nella complessa macchina giuridica autoctona qualcosina stonava e puzzava di spreco, nel capoluogo cremonese, a oggi di acqua sotto il ponte del Serio ne è passata parecchia, eppure, il Granducato, anzi, quel che ne resta del felice regno che apparentemente fu, persiste (cambiano gli attori, ma il copione è lo stesso) nel pronunziare troppi no. E’ infatti questo il turno del gran (demagogico?) rifiuto alla “pompa bianca” (ergo finalmente con forti sconti sull’acquisto dei carburanti) che dovrebbe sorgere nell’area del Gran Rondò Ipercoop.

Ecco siamo davvero sicuri, considerando i tempi economici magrissimi in cui viviamo, che sia conveniente gridare no, a viva voce, a una nuova opportunità? Già poiché di questo, se consideriamo, quando gli investimenti calano e la disoccupazione avanza, l’Iper come impresa in grado di offrire occupazione, servizi e risorse, in fondo stiamo parlando. Se quindi l’ampiamento chiesto dall’Ipercoop è conforme al Pgt e non è figlio di favoritismi, forse la politica anziché andare sui giornali farebbe meglio ad analizzare l’affaire “pompa bianca” lontano da occhi indiscreti e meditare bene prima di dichiarare il solito, triste, anacronistico fatidico no.

Intanto mentre tutto scorre e il Granducato discute, Cremona, dalle nostre parti malvista (erroneamente), cresce e persino il management della Pergolettese (Eccellenza cremasca salvata dal buon pizzighettonese rock Cesare Fogliazza), da un anno mastica il dialetto cremonese e, ai tortelli dolci preferisce i marubini.

Stefano Mauri

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