Straniere a casa nostra

Straniere a casa nostra

Se sono uscite dai nostri confini nazionali alcune decine di donne di Crema, ne sono entrate svariate centinaia: dall’Ucraina, Romania, Moldavia, Russia, Bulgaria, Albania e dall’America Latina, nonché dal Marocco e dalla Tunisia. Donne giovani formate se ne sono andate e donne formate (non poche con diploma e laurea) – di gran lunga più numerose – sono entrate: solo la Comunità “Giulia Colbert” ne ha collocate nel 2018 oltre 800 persone, in larghissima parte donne (lo sportello Acli, poi, ha assistito dal 2012 circa 1500 persone). Svolgono mansioni di operaie, di lavapiatti, ma soprattutto prestano servizio di assistenza alle famiglie: colf, badanti, baby-sitter. Un servizio preziosissimo, il loro, indispensabile data l’attuale carenza di strutture pubbliche e private. Un servizio pare destinato a crescere se pensiamo che il numero dei figli tende a ridursi e quindi tende a ridursi il numero dei famigliari che potrebbero assistere ai loro genitori anziani e se pensiamo che gli stessi figli non di rado vanno a vivere lontani da casa (si veda il ricchissimo saggio di Angelo Marazzi in “Donne al lavoro”).

Il fenomeno presenta indubbiamente, non solo luci, ma anche ombre. Siamo in presenza di donne che per lo più lavorano “in nero”. Il confronto con le nostre donne “emigrate”, quindi, non è del tutto appropriato: se è vero che tutte producono ricchezza laddove prestano la loro opera, è anche vero che le “nostre” pagano le tasse e spendono il loro reddito nei Paesi in cui operano, mentre le “immigrate”, almeno in gran parte, non pagano le tasse e inviano alle famiglie di origine pressoché intero il loro reddito (in primo luogo le badanti “conviventi”). Ombre che pesano anche sulle stesse immigrate: da un lato sono penalizzate perché lavorano senza maturare alcun diritto previdenziale, dall’altro, accade che le famiglie di origine che hanno abbandonato, in loro assenza, si sfascino o sperperino il denaro proveniente dall’Italia.

Con loro conviviamo ormai da anni e conviveremo sempre di più (a meno che la politica sia capace di dare un colpo d’ala). Sentiremo sempre più, nei luoghi pubblici, parlare spagnolo e lingue slave. Piaccia o non piaccia, siamo già una comunità multietnica, a prescindere dai barconi che provengono dall’Africa. Le straniere, anzi, sono già letteralmente nelle nostre case. Sarebbe un bene per tutti che fossero in regola: per la collettività, per le badanti e per le stesse famiglie che sarebbero assicurate in caso di infortunio.

piero carelli

 

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