Sus…surreale, alla maniera di Julio Cortazar

Sus…surreale, alla maniera di Julio Cortazar

Il rituale è un cosa che tranquillizza e preserva anche dai temporali. Abbisogna, il rituale, di finestre chiuse e anche di un certo odore di stantio, di quello che viene fuori dai capi di biancheria in attesa del cambio stagionale. Si sa, le stagioni portano scompiglio e fintanto che è possibile, è bene ignorarle.

Il rituale è una consuetudine che inizia dall’epidermide, quella che si dice che traspira. Se la ignori per il tempo dovuto rilascia un puntino nero a ogni poro ed è un bene, perché da quel buchetto non entrerà nulla di fastidioso. Ne trarrà beneficio anche tutto l’ambaradam interno che, stufo d’avere a che fare con ricicli sterili, troverà finalmente sfogo dai pertusi preposti che, a ben guardare, non soni pochi. Per esempio pensiamo agli occhi. In una situazione arieggiata a volte lacrimano. Nell’oscuro dell’anabasi troveranno requie, sia pure un poco secca. E che dire dell’olfatto, finalmente stravaccato sopra un letto di petali di fiori, solo leggermente, amorevolmente, disturbato dagli interrogativi amorosi della margherita: mi ama non mi ama. Il rituale del gusto è difficile da trattenere, ma poco importa, perché lui da solo riempie i magazzini fino alla prossima stagione. Abbiamo lasciato per ultimo, ma non per ultimo, l’olfatto, che è tra quelli che stanno dentro la testa. Mettilo insieme agli altri e stai sicuro che ti manca un passo per essere vicino alla perfezione. Tralascio i particolari, ma i generi umani che tra loro non si combinano chimicamente, ma sono lì, o cazzo certo che sono lì, ci hanno messo qualcosa di proprio. Ti tocco. E non c’è niente di più bello che toccare la pelle che racchiude tutti gli altri sensi.

Beppe Cerutti

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