Sus…surreale, Mercuria

Sus…surreale, Mercuria

Consumarono in ottemperanza al sacramento del matrimonio, celebrato con dovuta moderazione se si eccettuata che lei era in bianco, lui in grigio e la chiesa addobbata con delicati fiori di campo avvolti in foglie di ortiche, ché si sa mai che poi magari qualcuno se li frega. Cogliere fiori di campo è comunque un costo. Infatti già al primo caffè mattutino della novella coppia il tempo tornò a essere denaro per lui e, come stabilito, oculata amministrazione per lei alla cassa, ché il credito si fa solo ai clienti fidati. Fatti i dovuti conti, il concepimento avvenne nei giorni ancora tiepidi di giugno, ma non sappiamo con quanta passione: l’evento futuro sarebbe stato il magnifico preludio alla prossima primavera, stagione propizia ai primi tessuti leggeri.

Durante la gravidanza cedettero inopinatamente alla curiosità profana, forse per mostrarsi in sintonia con i tempi, probabilmente per evitare sbertucciamenti da parte dei conoscenti. Il responso tecnologico disse femmina. “Salvo ripensamenti alla presenza del conto ospedaliero”, aggiunse il solito pettegolo già a suo tempo allontanato da casa per eccessive irriverenze.

Il Diavolo ci mise la coda, perché la creatura germogliò settimina per libera scelta. La sua o del Maligno è difficile da stabilirsi. Nacque il giorno di Natale e mandò a puttane il tradizionale convivio di famiglia, con grande seccatura da parte di tutti, ivi compreso il prete, che alla messa di mezzanotte si trovò sguarnite alcune delle panche più illustri. Tuttavia rese partecipi i presenti e benedisse il lieto evento con un auspicio: “Gesulina è arrivata tra noi.”

C’è chi dice che l’opinione dei genitori fosse di altra natura perché, tutto sommato, un paio di mesi sottratti alle tribolazioni favoriscono le attività dell’azienda. Tra quanti dissero la loro al proposito, ritroviamo anche quel solito velenoso: “Direi che si tratta di un premeditato gesto di solidarietà verso la gestante, ma soprattutto un sintomo inequivocabile di ancestrale parsimonia. Io la chiamerei Mercuria.”

Benché alla fonte battesimale si sprecarono i nomi delle sante, nell’immaginario collettivo rimase ferma l’idea che il pettegolo l’aveva vista giusta: Mercuria.

Viatico psico-biologico che subito mise in pratica nei rapporti interpersonali. Pirleggiava con infantile moderazione alla presenza di estranei, non per istintiva e naturale necessità di apprendimento, ma a beneficio delle pubbliche relazioni dei genitori. In privato, al di là di filiali affettazioni in cambio di pappa e sostituzione di pannolini, né sorrisi né moine né quant’altro avrebbe potuto minimamente gratificarli della loro performance nuziale, del resto rimessa in un cassetto e chiusa sotto chiave. Sul libro mastro un bel risparmio, a prescindere.

Crescendo si limitò allo stretto necessario anche nelle amicizie: nessuno ricorda di avere ricevuto in dono una gomma da masticare. Solo in prestito quelle usate.

L’evento topico, diciamo di consolidamento, avvenne durante l’adolescenza: s’innamorò quando si pigiavano gli ultimi grappoli d’uva e lo stupore l’indusse all’unica distrazione della sua vita. Ancora oggi rimpiange la perdita, dolorosa, della verginità. Perdita irrecuperabile ma comunque iscrivibile ai libri contabili sotto la voce varie ed eventuali in una clinica fuori confine. Aveva premura, anche se era Natale, perché i saldi non possono aspettare.

Beppe Cerutti

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