Trono di Crema, il piano segreto dell’Arciduca Enrico per liberarsi… dei suoi alleati

Trono di Crema, il piano segreto dell’Arciduca Enrico per liberarsi… dei suoi alleati

L’arciduca Enrico del Commercio aveva eretto un maniero enorme alle porte della città e nessuno se ne era reso conto. Nell’enorme torre aveva ricavato stanze per tutti i suoi alleati. Mano a mano che il tempo passava diventavano sempre di più. Anche quelli che sembravano nemici. Aveva deciso che non appena fossero stati tutti nella torre li avrebbe chiusi dentro e li avrebbe lasciati a litigare tra loro e lui allora si, avrebbe potuto scendere in città solo con i fidi sgherri Rob e il Rosso che adesso erano affiancati anche da una figura femminile, ad ingentilire il gruppo, la bella Lady Barbara da Milano. Nel castello c’erano tutti. Gianmario de li Donidi, Simon della Berretta, Agazzo da Giussano, il famoso duo cremonese Bert&Jot.

Non gli pareva vero di avere stanze in una torre da cui si vedeva tutta la città. L’arciduca stava pensando se non valesse a pena di lasciare chiuso nel castello anche fra Giovanni da Offanengo. Il vecchio frate dai capelli grigi era da anni il mentore e confessore dell’Arciduca. Ma forse era arrivato il momento di essere lui il protagonista. Così indosso la scintillante corazza che al sole di quella calda primavera rifletteva scintilli rosati e a cavallo scese verso la città per presentarsi. “Bisogna avere coraggio delle proprie idee”, andava dicendo agli sgherri e alla lady mentre cavalcavano verso le porte della città. Sarebbe entrato trionfante in piazza senza il codazzo degli alleati, troppo impegnati a bere buon vino e a rimirare l’arredo del castello.

Avrebbe preso le truppe della regina Stefania I di sopresa. Gli scudieri di corte guidati da Ponzio Pilone erano al fiume con gli uomini del Dosso; la sparuta truppa del Galimozzo stava disputando in una locanda su come chiamare la centuria e non sarebbe stata un pericolo. Certo era un po’ preoccupato dell’armata dell’Aiace Mimma che si stava allargando e di Sir Brave Carl e dei suoi bucanieri delle cinque lune. Ma con loro contava di trovare un accordo. Potevano darsi una mano per abbattere la regina Stefania no? Poteva essere l’idea vincente. Un attacco da tre fronti coordinato. E poi dopo si sarebbe liberato dell’Aiace e di Sir Brave Carl con qualche contentino. Era il 31 marzo dell’anno 17 del secolo della città giocattolo e mancavano tre mesi all’attacco. In tre mesi, pensava l’Arciduca, doveva solo tenere buoni i suoi alleati e trovare una collaborazione.

Già ma dove erano l’Aiace Mimma e Si Brave Carl? La prima aveva riunito i suoi in una locanda. A sorpresa era arrivato anche il Borgomastro Nero. Il misterioso personaggio da anni stava ai margini della vita della città. Sir Brave Carl si aggirava per le campagne in cerca degli uomini del Dosso da sbeffeggiare. Di papa Agazio X ancora nessuna notizia. E la cosa iniziava ad essere assai preoccupante.

il menestrello Bruno Mattei

Trono la saga

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