Trono di Crema, l’arciduca Enrico attenta al trono di Stefania I, ma l’Aiace Mimma e Simon BerLoki non stanno a guardare

Trono di Crema, l’arciduca Enrico attenta al trono di Stefania I, ma l’Aiace Mimma e Simon BerLoki non stanno a guardare

Ma quale era la strategia dell’arciduca Enrico dalle terre del commercio, detto Chicco? Il popolo iniziava a chiederselo. Aveva mandato a dire che avrebbe tentato la scalata al trono di Stefania I tramite un dispaccio su pergamena che era stato letto sulla pubblica piazza. Poi era sparito. Se ne stava rintanato nel suo castello alla periferia della città mandando ogni giorno alternativamente i suoi sgherri il Rob e il Rosso a cantare le sue lodi. Aveva stretto delle alleanze importanti e stava preparando le truppe. I cavalli c’erano, anche il grande carroccio guidato da Agazzo da Giussano era già parato con i colori della città da una parte e con quelli delle sue truppe dall’altra. Rosso, bianco e nero. Sarebbe stato al centro delle milizie durante l’attacco come da tradizione medievale.

La regina Stefania I non era più neppure l’unica donna del reame a puntare al trono. Dal foro cittadino era apparsa battagliera e armata di spada l’Aiace Mimma, figlia di Telamone. Si era distinta nella guerra per il No a Troia, educata da un centauro si diceva che in battaglia si poneva alla guida dei suoi soldati brandendo la sua spada e proteggendosi con uno scudo di bronzo ricoperto da sette strati di pelle di bue. Dietro di lei i terribili rifondaroli del Bettenzolo urlante.

Certo bisognava fare i conti anche con Simon BerLoki, così chiamato perché come il Loptr della mitologia norrena era un dio della astuzia e della strategia e si diceva che avesse un libro di mille e mille pagine che conteneva i segreti di tutti i contendenti al trono di Stefania I. La guerra doveva ancora iniziare.

il menestrello Bruno Mattei dalla Città Giocattolo

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