Tutti i retroscena del #consiglioaperto… a chi si è messo in fila al tramonto

Tutti i retroscena del #consiglioaperto… a chi si è messo in fila al tramonto

E così la attesa serata del #consiglioaperto è passata. Dici, bene adesso avete discusso si proceda. In effetti il bilancio degli intervenenti è schiacciante, qualcuno ha conteggiato 26 a favore e 4 contro. Detta così la storia dovrebbe essere finita. Ma ancora la lista degli interventi in Sala degli Ostaggi non era esaurita che nuove polemiche si alzavano come tifoni.

Ma cosa è successo? Cerchiamo di andare a raccontare tutti i retroscena della serata, al di fuori della noiosa conta degli interventi, protocollati e leggibili, e tanti rilanciati da Facebook e dalla stampa seria. E’ successo che le minoranze hanno richiesto questo consiglio comunale aperto e poi, al netto dei capigruppo, non c’è stata una persona “di strada” che è intervenuta.

Poca preparazione e una scelta strana della gestione dell’evento. Il rischio di truppe cammellate del centro sinistra si era già ipotizzato in settimana. Il regolamento permetteva la cosa. In stile concerto il discorso era: alle 20 si aprono i cancelli e si assegna un numero alla gente in fila, chi ha il numerino più basso ha più opportunità di intervenire.

sel mail
Uno stralcio della mail di Sel ai suoi militanti

La mail di chiamata alle armi di Sel che invitava i propri militanti ad essere presenti presto è stata pubblicata su Facebook già stamattina. Nelle parole di tanti, Agnese Gramignoli, Massimo Lori, c’è stato il passaggio: “alle sette ero qui in fila per dire il mio Si”. Tutte le persone intervenute al di fuori della politica erano riconducibili alla società civile cremasca, associazioni, gruppi realtà.

C’è stata pure una sottopolemica sul fatto che come consigliere comunale sia intervenuta Teresa Caso, e poi dal pubblico il marito Fiorenzo Gnesi e pure il figlio Marco Gnesi, area Pd, tre Si da tutta la famiglia. Nulla di male anche qua, per carità… Ma visto il ridotto numero di interventi a disposizione…

(AGGIORNAMENTO. Ci specifica la stessa Teresa Caso: “non c’era un numero fisso di interventi, ma come stabilito dagli stessi capigruppo, avrebbero parlato tutti ad esaurimento delle rischieste altrimenti avrei chiesto a Fiorenzo e Marco di non intervenire”.)

Dice nulla di male. No, infatti. Ma qualcuno dice invece che qualcosa di strano è successo. Stamattina Martino Boschiroli ha tenuto una conferenza stampa, a cui non eravamo presenti non ci è arrivato l’invito, ma di cui ci hanno riferito. La tesi è: hanno aperto i cancelli alle 20 per fare entrare 35 persone ma almeno 130 erano già dentro alla sala degli Ostaggi.

sala piena
Volti noti nelle prime file

In effetti se si guardano le foto della sala si nota che di “gente comune” presente ce ne sia ben poca. Che significa? Nulla per carità qualcuno si sa organizzare bene qualcuno meno. La Lega che ha portato Matteo Salvini in città ha sbagliato una cosa, a non indirizzare qualcuno a mettersi in fila al tramonto ad intervenire. Erano tutti in piazza ad applaudire ammanialti il Comandante, il Compagno Mettiu, che ha fatto quello che ci si aspettava da lui: il capopopolo.

Infatti finché c’è stato Salvini in piazza di fronte all’ingresso del comune c’erano almeno 3/400 persone a fare cori e a chiedere a gran voce di entrare. Ma alle 22.00 la piazza era vuota. Finito lo show di Salvini i leghisti si sono ritirati con buona pace.

piazza piena
Anche la piazza era piena

Fin qui la piazza. In Sala degli Ostaggi di momenti di tensione ce ne sono stati ben pochi. Antonio Agazzi tagliato, Simone Beretta che minaccia che quello di ieri era solo il primo consiglio aperto, adesso si sa come richiederlo. Per il resto una sequela di si, si, si. tanti interventi della comunità islamica, qualcuno anche commevente sul discorso integrazione, come quello della diciottenne tutta nerovelata che dice “amo Dante e amo l’Italia“, va benissimo anche questo.

La gestione degli interventi, l’occupazione da parte della sinistra, legittima ma stridente, è stata stigmatizzata da tanti. In sala stampa si sentiva dire: “se la cantano e se la suonano”. Qualcuno che era in fila presto e non è certo di destra si è trovato con il numero 71 e ci ha detto, “insomma l’avrei fatta un poco meno evidente”.

Sarebbe stato più sensato che le richieste fossero equamente distribuite tra si e no. Quaranta interventi, nessuno politico, alla fine i vari Bordo, Fontana, Malvezzi, Alloni e consiglieri comunali vari hanno l’opportunità di parlare da altre tribune. I cittadini no. Sarebbe stato bello che l’arena fosse davvero aperta: 20 interventi per il si e 20 per il no, solo cittadini veri.

Invece questo consiglio aperto è stata l’ennesima occasione persa. I big nazionali presenti possono andare bene, tra qualche tempo ci si ricorderà più di Salvini in piazza. Ma i cremaschi sono stati tagliati fuori. Non li si vuole davvero ascoltare. Non c’è nulla da fare.

Sotto questo punto di vista l’intervento più sensato è stato quello di Christian Di Feo, del Movimento 5 Stelle, “molto democristiano” come ha scherzato Emanuele Coti Zelati poi (un Coti Zelati sempre più oratore da balcone che aveva urlato: da stasera sono musulmano). Ma dicevamo di Di Feo, ha detto quello che anche Sussurrandom va dicendo da tempo. Trovate il modo di fare questo benedetto referendum. Non si può fare su questioni di culto? Benissimo, come ha detto Simone Beretta, “facciamolo sulla variante del Pgt”. Ma ascoltateli una buona volta i vostri cittadini.

Bruno Mattei

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