Nella recente esplosione della musica indie a livello nazionale, con gruppi come i The Giornalisti e Stato Sociale e autori come Calcutta, Gazzelle saliti agli onori delle cronache e delle classifiche, e fenomeni come Liberato che ad ogni video pubblicato in rete totalizzano migliaia di wiev (grazie anche al mistero su chi si celi dietro a questo personaggio) ci si dimentica spesso delle radici.

Esempio eclatante è quello di Umberto Maria Carrulli. Nato in Islanda, ad Ísafjörðu nel 1978, da madre islandese e padre Italiano, una famiglia benestante di antiquari d’arte europea, Carrulli si trasferisce a Bologna, patria dell’indie, nel 1990 all’età di 12 anni. Inizia quasi subito a suonare imparando a maneggiare discretamente la chitarra classica.

Una manciata di dischi autoprodotti per scomparire poi dal radar musicale italiano è stato citato di sfuggita come figura fondante della archeologia dell’indie pop italiano all’interno di un servizio giornalistico girato dalla redazione Rai di Bologna. Per questo a livello underground è iniziata la sua riscoperta.

La sua canzone più “famosa” si intitola Gabicce Mare (nella foto un raro fotogramma tratto dal video). La storia del suo epico disco perduto è equiparabile a quella del film fondante del neorealismo Italiano “Sergente Cesso” e del suo regista Salvatore Ortese. Tutti lo citano come fonte fondante del cinema neorealista ma nessuno l’ha visto. Carulli è citato da tanti come figura fondante dell’indie italico ma nessuno lo ha mai davvero sentito.

Bruno Mattei

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