Un nuovo caso per il maresciallo Calabiano Moresco

Un nuovo caso per il maresciallo Calabiano Moresco

Proprio uno spettacolino coi fiocchi. Lo avevano trovato bello che morto disteso sul pavimento lurido della baracca isolata in riva al fiume, in mezzo a migliaia di mosche stecchite dai suoi precisi e inesorabili colpi di giornale. Un’attività che lo aveva reso famoso presso le trattorie del borgo (lo ingaggiavano a giornata, comandato all’uscio della cucina quando c’era qualche banchetto numeroso) ma perseguitato dall’Ufficio d’igiene del Comune, che lo accusava di non utilizzare i prodotti idonei alla bisogna. Lui, il morto, si presentava all’ingaggio con la sua nota arma letale intrisa di sangue e piegata in quattro: il supplemento al numero 244 de “l’Unita” pubblicato in data 14 ottobre 1984, domenica. In prima pagina, la più fatale per le mosche, un titolo cubitale: “Togliatti. Che cosa ci ha lasciato”. Il dettaglio è importante, anche per quel sottile messaggio ironico che conteneva: infatti i committenti, col passare del tempo, non dicevano più “chiama il vecchio ciàpàmôṡch”, ma “chiamiamo il Togliatti”.

I dettagli della macabra scoperta ve li risparmiamo, ma risultava inequivocabile che di omicidio si trattava, e che razza di omicidio! Di fronte a un simile strazio il giovane capitano Moresco, spedito in provincia a farsi le ossa, non poté fare a meno di grattarsi la zucca. Un gesto ereditato dal padre, il maresciallo Calabiano Moresco, esperto in marachelle locali, marachelle assurde ma finite quasi sempre male.

“Ciao papà, come te la passi?” “Al solito, da pensionato sempre più pigro. E tu? Il lavoro come va?” “Ecco, appunto… Ce un morto ammazzato. Perché non vieni a trovarmi, mi sembra di capire che ti stai annoiando.”

Distolse lo sguardo dal rapporto che gli aveva mandato il Capitano quando il treno accelerato cominciò a inoltrarsi in quelle terre intrise di sudore antico. Niente era più come prima, eppure l’odore di quel sudore lo sentiva ancora negli abiti dei suoi occasionali compagni di viaggio, almeno in quelli più vecchi; ancora poteva vedere il cammino frastagliato che gli alberi formavano a dispetto del cielo e del sole al tramonto; riusciva ad annusare il nome dei paesini di prossima fermata. Però, sì, tutto era cambiato e il morto aveva in corpo una esagerazione di proiettili in dotazione all’AK47, un aggeggio devastante che si può trovare comodamente su Internet, munizione comprese, senza garanzia ma anche senza correre grossi rischi.

“Un’arma che adesso usano anche alcuni cacciatori facili alle suggestioni, disonesti ma sbrigativi; un’arma facile da smontare e rimontare, facile da nascondere. Un colpo solo e in cucina il cuoco non deve perdere tempo per cercare i pallini di un fucile da caccia, che oltre tutto deprezzano il fagiano, magari una lepre, quando capita; ma che però non vale la spesa se devi abbattere le nutrie. Per quelle, e anche per i ratti di cascina, i pallini sono ancora i più economici ed efficaci, se non hai una buona mira.”

Oltre che spiaccicare mosche, che faceva? Politica? Un giornale da piegare in quattro lo trovi ovunque, perché proprio quello, vecchio di anni?

“Perché era l’ultimo che aveva comprato quando ancora qui c’era una sezione del Partito comunista e i militanti alla domenica mattina facevano la diffusione porta a porta. A quei tempi contestava da sinistra la politica del Pci ma però comprava il giornale, niente tessera e solo qualche manovalanza in occasione delle Feste dell’Unità, occasione da non perdere per ribadire tra un bicchiere e l’altro che quello non era più il vero partito dei lavoratori. Niente da quel fronte, ma del resto certi personaggi pittoreschi li hai conosciuti anche tu. Giocava a carte e a bocce, viveva di una modesta pensione che non spendeva in farmacia perché, per quanto ne sappiamo, nonostante la sporcizia della baracca dove abitava e le sbronze che si prendeva, era sano come un pesce. Al funerale c’erano solamente alcuni dei sopravvissuti della sua infanzia, nessun bandiera rossa e nessun parente.”

Sicuro? Guarda che da queste parti, come a casa nostra, i fili parentali sono come la tela di un ragno. Nessuno è parente, ma tutti un ragno in famiglia l’hanno avuto e magari ce l’hanno ancora.

“Dici questioni d’eredità? Ma se non aveva un baiocco!”

Ma aveva un cognome che, guarda caso, occupa mezza pagina dell’elenco telefonico.

“E dai papà, già fatto, ma niente da fare, non c’è nessun zio d’America né dollari in arrivo per i cognomi di cui sopra, che meno sono e più s’arraffa.”

Peccato, però il possibile ristoratore mandante dell’omicidio ancora non ce lo vedo. È banale, stupido, e poi, anche ammessa la stupidità, a che scopo? Per evitare una ispezione del Servizio d’igiene? Perché un cuoco s’è scassato la minchia a furia di togliere pallini dalla carcassa di un volatile e quando ha visto che il suddetto volatile morto fu per un colpo solo s’è preso paura di chissà che? Il morto potrebbe avere fatto la spia e il cuoco perdere il lavoro? Cazzate, ché i cucinieri, quando s’incazzano, con tutti i coltellacci che hanno a disposizione, mica vanno su internet per comprarsi un Kalashnikov di contrabbando.

“Maresciallo, quello che abbiamo, al momento, è questo e lì stiamo frugando.” Gli piaceva quando quel pivello assumeva l’aria offesa e lo apostrofava col suo vecchio grado.

Questione di donne?

“Maresciallo Moresco, cazzo, ma dove la trovi una simile disgraziata capace di suscitare rivalità amorose nei confronti di quel povero diavolo?!”

Una rapina finita male? O magari un raptus, ecco, un raptus potrebbe essere… No, non regge, accidenti a me, sto invecchiando; la presenza dell’AK47 lo esclude perché con quell’arma si va a rapinare una banca, non certo un cimitero di mosche.

“Esatto. Dunque non rimangono che i bracconieri di basso profilo, conigli millantati per lepri e fagiani, ché almeno quelli non mancano e vengono liberati quando si apre la stagione della caccia.”

I giornali, per caso, hanno segnalato la presenza di qualche invisibile bestia feroce scappata dal serraglio del solito circo di passaggio e vista passeggiare in un campo lasciato a maggese. Da queste parti ci sono cinghiali?

“Nessuna pantera nera e al momento neppure l’ombra di un cinghiale, ché se anche ce ne fossero, per cacciarli ci verrebbe una delibera dell’ente preposto, un’ordinanza pubblica, che autorizza soltanto alcuni soggetti e ne fissa i giorni e le ore di battuta.”

Che ne fissa i giorni, hai detto. Interessante e forse ci siamo. Mai sentito parlare di giochi di ruolo? Roba surreale, con individui che si mettono in testa un basco scuro alla parigina e si fanno crescere la barba bianca per assomigliare a Ernest Hemingway, oppure, nel nostro specifico caso, potrebbero essersi abbigliati come Rambo, tuta mimetica e cose di questo genere.

“See, e magari con l’elemetto.”

Si vede che vai poco al cinema, e magari solo nelle sale d’essai. Roba da farsi venire il mal di testa. Ti ci vedo proprio, tutto compunto, a vedere una rara rassegna della nuova cinematografia irachena. Rambo, sappilo, non portava l’elmetto… Semmai un fazzolettone annodato attorno al capo, alla maniera degli Apaches…

“Maresciallo, stiamo parlando di un vecchio dilaniato secondo le regole degli sgherri di Al Capone, sicari che di sicuro non lesinavano sulle cartucce… Tsee, ma guarda un po’ dove mi sta portando questo qui! Non vado mai al cinema…”

Va be’, non t’incazzare. Ricominciamo dalla mia ipotesi. Che cazzo sono i giochi di ruolo? Se vai su Wikipedia ti spiega tutto dalla A alla Z, Wargame compresa.

Non sappiamo chi è l’assassino né perché usasse un’arma militare. Forse per provare brividi di onnipotenza altrimenti impossibili. Se la tesi regge, per lo meno possiamo presumere perché quel poveretto è stato ridotto come un colabrodo. Segui il ragionamento. Il corpo è stato trovato il giorno 20, vero? Ed era un’autentica schifenzia che stava lì da almeno una settimana. La stagione della caccia, secondo delibera regionale, si è aperta il 14. All’appuntamento ci sono i duri e puri della doppietta, ma anche tanti pirla che approfittano dell’occasione per giocare alla guerra, magari vestiti come i marines. Uno di questi idioti si avvicina alla riva del fiume e, sicuro, di non essere visto, molla la doppietta (copertura necessaria, forse un’arma giocattolo) e dallo zainetto tira fuori i  pezzi veri di un vero Kalashnikov. Così combinato inizia il suo grottesco gioco, ma non sa a che cosa sparare, finché non vede le nutrie. Ne segue alcune che si dirigono verso quel putridume di baracca. E qui il nostro deficiente si esalta. Parte all’attacco come il settimo cavalleria e con un calcio sfonda la porta del tugurio; prima ancora di guardare che cosa c’è dentro, al buio, lascia partire una bella scarica liberatoria, convinto di sparare solo alle nutrie e non anche a un ubriaco addormentato in mezzo alla merda. Non sappiamo se si sia reso conto dell’accaduto, ma ce lo dirà quando lo troviamo. Una assurda morte per gioco. Che ne pensa, signor capitano?

“Se lo troviamo, maresciallo, ché gli imbecilli, proprio perché non si nascondono, sono sempre i più difficili da scovare.”

Beppe Cerutti

 

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