Una poesia per Cremona: se per manifestare si chiude una città non è civiltà

Una poesia per Cremona: se per manifestare si chiude una città non è civiltà

La Sussurpoesia della settimana è per i commercianti, i baristi, i ristoratori, i turisti, la gente comune della strada di Cremona e per tutti quelli che, causa la manifestazione antifascista (degenerata poi in violenta azione barbarica) di sabato scorso 24 gennaio, con la città costretta a chiudere per ospitare i manifestanti (tra i quali 200 balordi) non hanno potuto lavorare, o godersi il giorno prefestivo, loro malgrado.

Per carità la memoria è fondamentale, ma nel 2015 è forse ora di iniziare a promuovere il territorio sostenendo concretamente chi lavora o vuol farlo. Anche per questo prima di concedere il nullaosta alla manifestazione, chi doveva decidere forse avrebbe fatto bene a pensarci un attimo in più. Oppure bisognava spostare l’evento cremonese (poiché nella fattispecie nulla era chiaro) in periferia, magari lungo le rive del Po. Già e chi risarcirà ora i cremonesi che hanno subito danni e quelli che non hanno potuto lavorare? Tanto per cominciare, al sabato pomeriggio, il sindaco Galimberti, per 4 mesi potrebbe concedere la sosta gratuita. O no?

 

 

Traditori di Tutti

 

 

Predoni spietati

Sempre in agguato

Cavalcano il virtuale

Pronti a tutto,

Inquinano il reale

Inseguono il superfluo

E si vendono al diavolo;

I traditori di tutti

Non dormono mai,

Fingono amicizia

Colpiscono alle spalle

Sparlano con perizia

Vivono solo per loro

Stefano Mauri

 

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