C’eravamo come promesso alla festa per il decennale di Teatro a Corte. Il festival torinese dove da una decina di anni siamo di casa. Diretto da Beppe Navello con la consulenza artistica di Sylvie Scavacciuti e della cremasca Mara Serina (collegamento tra noi e Torino), il festival quest’anno ha cambiato formula. Non tre fine settimana a cavallo tra luglio e agosto ma tre fine settimana spalmati tra agosto, ottobre e dicembre. Quello che abbiamo appena vissuto è stato il secondo. Tre spettacoli a Venaria Reale per una giornata intensa e viva. Solo che come avevamo detto a luglio il direttore artistico Navello non sarà rinnovato come direttore della fondazione Tpe che organizza il festival. Che vuol dire? Che non sappiamo se nel 2018 Teatro a Corte avrà la forma con cui lo conosciamo dal 2001. Non l’abbiamo seguito negli ultimi circa 10 anni, e raccontandolo su Sussu dal 2013. Crescendo con la proposta del festival e conoscendo una delle città più belle d’Italia: Torino, di cui ci siamo perdutamente innamorati.

Come non esserlo sin dal primo sguardo anche a questo giro, dal quarto piano del Art Residence San Domenico, guardando i tetti del Quadrilatero romano in una splendida giornata di ottobre? Così in attesa della giornata a Venaria, che festeggia i 10 anni della riapertura, ci facciamo un giro in città. Tra le nostre solite tappe, il negozio di abbigliamento metal Cantiere Interattivo in via Garibaldi, il mercatino Savoiardo, Eataly di via Lagrange, le bancarelle di libri lungo piazza Carlo Felice, piazza San Carlo e via Roma. Ci si sente bene.

E’ un sole caldo che ci accoglie per il pomeriggio a Venaria. Il primo spettacolo che vendiamo rinverdisce la tradizione degli spettacoli equestri del festival. Si intitola Ma bête noire e si tiene nei giardini della reggia. Protagonisti un uomo e un cavallo: Thomas Chaussebourg e War Zao. Una cosa che detta così sembrerebbe west. E in fondo lo è. Il rapporto uomo animale, dove non si capisce chi sia la parte forte. L’uomo ai piedi del cavallo, l’uomo in volo sulla sua testa. L’uomo che scompare dalla vista. Poetico, da frontiera.

Di incredibile impatto la riproposta di Transports Exceptionnels della compagnia Beau Geste che a Venaria si era visto 9 anni fa. Dominique Boivin danza… con una ruspa. Incredibile. Per la tensione e per la pericolosità di alcuni gesti. Dopo l’uomo e l’animale tocca all’uomo con la macchina. Un confine più netto. Dove non ci sono possibilità di errore. Ci si piega al volere… della macchina. Quella che potrebbe ucciderti anche se l’hai costruita tu. Ma la dolcezza dei movimenti è incredibile. Potrebbe ucciderlo e lo accarezza. Gesti e significato.

Un aperitivo con il braccialetto verde nelle sale di Venaria. Bello come sempre, tra il chiaro e il tramonto. Un tramonto rosa che incanta e lascia senza fiato. Poi dopo uomo e animale, uomo e macchina tocca all’uomo e all’ambiente. Lo spazio. La suggestiva fontana della Venaria accoglie infatti Galileo della compagnia Deux ex machina. Sospesi a 30 e passa metri i performer danzano spiegando le logiche che dominano l’universo. Da quello Tolemaico terra centrico a quello di Galileo. Chissà cosa direbbero i terrapiattisti di questo spettacolo. I tre momenti li potete vedere nel nostro video racconto.

La domenica per la prima volta siamo… soli. Teatro a Corte era solo una giornata. Allora ci muoviamo tra le mille cose di Torino, sbagliandole tutte ma con grande suggestione. Arriviamo alle Officine Grandi Riparazioni che il grande spazio delle ferrovie dello stato riconvertito a spazio artistico è già quasi chiuso. Ma ne intuiamo la suggestione. Ci torneremo il 17 dicembre per la festa finale di Teatro a Corte.

Andiamo al limite dell’universo, pardon, della città. Capolinea Fermi della metropolitana. Li vicino dovrebbe esserci Collegno, che ha un castello che non abbiamo mai visto. Ma il capolinea della metrò è periferia della città. Al tramonto ha un aspetto duro e crudo. Distante dal centro che conosciamo. Una mezz’ora circospetti in giro e si torna. Ma “la metropolitana è ferma per motivi tecnici”, giù improperi contro la Appendino dei torinesi e noi a pensare che toccherà fare 8 chilometri di corso Francia a piedi. Poi la metrò parte e ci riaccoglie il centro. E anche la seconda notte in un B&B davvero pittoresco in corso Nizza. Dall’argentina Leticia in un palazzo antico, tra colori sudamericani, atmosfera di casa e un cane statua di nome Fiamma che si fa carezzare al sole della Terrazza di San Salvario. Poi si torna a casa.

Emanuele Mandelli

Teatro a Corte

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