Sole scintillante sui filari di uva per il lambrusco di Sabbioneta, sui pomodori che vengono divisi da due colossi del settore alimentare, sul mais (ovviamente). Alle 10 del mattino del 6 luglio siamo già a Sabbioneta a fare da apripista allo sbarco della Rats family. Che poi secondo me i Rats sono meglio di una Pro Loco. Meno di un anno fa ci avevano portato a Formigine nella bassa modenese, quest’anno a Sabbioneta (la piccola Mantova) su quella linea di confine dove Lombardia ed Emilia Romagna si affacciano sul Po’, che in fondo la Brescello di Guarinesca memoria è qui a 15 chilometri.

L’occasione è una serata di ruggente spirito anni ’80. La prima sera della 14esima edizione della Sabbio fest, nello splendido spazio dello Spalto Bresciani, ai piedi delle mura difensive che circondano ancora del tutto la piccola cittadina così ricca di bellezze. Con i Rats ci sono anche i Ritmo Tribale, in forma strepitosa alla sesta delle sette tappe del tour estivo del ritorno (e cazzo devo dire che “Le cose succedono” è uno dei pezzi della mia estate, e di tanti altri).

Dicevo che i Rats ormai sono meglio di una Pro Loco. Eccoci a ammirare, e altrimenti in che altra occasione l’avremmo fatto, le bellezze di Sabbioneta, patrimonio murato dell’Unesco. Ma eccoci anche seduti nella splendida Piazza Ducale, a fianco del corridoio del castello, a gustare la gastronomia locale (mantovana si, ma con un tocco emiliano). Vedremo il prossimo anno dove ci trascineranno.

La Rats family, che poi è co-protagonista di questi racconti (come al Legend o a Formigine) arriva alla spicciolata dal primo pomeriggio. C’è chi si porta i vinili da far autografare, chi il figlio dodicenne al battesimo del fuoco, chi le nuove magliette… L’atmosfera sotto il tendone un paio d’ore prima del concerto è serena. So che fa ridere definirla così, visti i pazzi scatenati che girano. A sto giro la palma va a Johnny Scarafaggio (Cosimo dice di chiamarsi) che è arrivato da solo da Grosseto col furgone.

Qualcuno invece arriva coi fumogeni. E con gli immancabili striscioni cattivelli, il Wilko gobbo, steso di fronte al leader dei Rats, sapendo che la sua fede calcistica è tutt’altra, è cattivello. “Dopo questa potete dirmi tutto e vi amo lo stesso”, sbotta il burbero Zanni. Che ci manda affanculo, sempre amabilmente, evita il lancio degli striscioni alla fine del concerto. A Romi Ferretti uno, “scopale tutte”, “che cazzo dite è spostato”, ribatte Wilko. Insomma il solito battibecco stile coppia sposata da 30 anni che fa finta di litigare.

E questo sono i Rats con la Family. Il mattino dopo infatti sul gruppo di Facebook appare un messaggio di chi non ha capito. Scandalizzato per le uscite, gli scambi di battute. Di qualcuno convinto che abbiano sospeso il concerto con qualche pezzo di anticipo, con tanto di gesto della gola tagliata fatto da Wilko al pubblico. In realtà, foto della scaletta alla mano, la band ha fatto un pezzo in più del previsto, Johnny Scarafaggio, probabilmente proprio per il membro della Family che si è scelto come nick quello della canzone che apriva nel 1995 La vertigine del mondo.

L’avevano detto all’inizio. Siamo a 15 chilometri da Brescello e l’atmosfera è quella Don Camillo e Peppone. Si finge di litigare ma ci si vuole bene. Come sempre non ho ancora parlato del concerto. Che devo dire a me è piaciuto come sempre. Ho cantato, mi sono tenuto lontano dalle botte lacero contuse, ho riso e come capita sempre ai concerti della band che si ama ho atteso una canzone che non è arrivata (Camminando su una nube a sto giro).

Come detto assieme ai Rats c’erano i Ritmo Tribale. Mi ha emozionato risentirli dopo anni. In gran forma, tutti. Inossidabile Andrea Filippazzi, grande frontman Scaglia, Fabrizio Rioda che pare ora super nervoso ora super allegro. Mi sono preso il vinile di Mantra a fine serata, e la maglietta, che quelle dei Rats le ho tutte. Ognuno per la sua strada poi. E dal giorno dopo a vedere foto, quelle della galleria del pezzo sono un po’ mie ma in gran parte dei vari membri della Family, che ringrazio come sempre per la serata.

Ci vediamo nel prossimo posto strano che i Rats sceglieranno per suonare.

Emanuele Mandelli

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