Utopie anni ’80, quando 15 giovani disoccupati recuperarono il Cavalli

Utopie anni ’80, quando 15 giovani disoccupati recuperarono il Cavalli

Nel 1979 un gruppo di giovani cremaschi disoccupati restaurò l’Auditorium Cavalli per restituirlo alla città.

Questa è la storia (bella ma non conclusa) di come fecero tantissimo ma alla fine furono costretti ad abbandonare a loro stessi degli affreschi del ‘500

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“Oggi l’ex chiesa di Santo Spirito e Santa Maddalena è trasformata completamente. Dedicata a Francesco Cavalli, massimo musicista di origine cremasca, sarà una struttura permanente al servizio della città, in particolare dei giovani. Chi vuole far musica, i gruppi che spontaneamente si formano per ascoltare o produrre musica, ora hanno a loro completa disposizione un auditorium. Delle vere e proprie stagioni musicali potranno essere da ora in poi organizzate”.

Quelle che avete appena letto sono parole scritte da Giuseppe Strada, in veste di assessore gestioni pubbliche del comune di Crema. Anno di grazia 1980. Lo avete capito, parla dell’Auditorium Cavalli. Struttura a cui abbiamo dedicato su Sussurrandom molto spazio in quanto perla architettonica abbandonata a se stessa da anni.

Erano le parole che aprivano un interessante fascicoletto, che potete leggere integralmente grazie al nostro lavoro di recupero. Un piccolo volumetto battuto a macchina che raccontava di una impresa di per se eccezionale. Peccato che sia andata persa in soli 35 anni dalla memoria della città. Un’impresa di cui avevamo accennato nel video che realizzammo sulla struttura nel 2011. Ma non sapevamo tutto. Anzi di fatto non sapevamo nulla.

Nel video parlavamo di un generico lavoro di recupero e restauro effettuato da giovani studenti negli anni ’80. Non era propriamente così la storia. I giovani studenti erano in realtà 15 giovani disoccupati cremaschi, quasi tutti diplomati o laureati in materie umanistiche, assunti dal Comune di Crema nel 1978 per fare i facchini e i muratori.

Si, sfruttando la Legge 285 del 1° giugno 1977 sulla disoccupazione giovanile, un testo firmato da Tina Anselmi, il comune di Crema mise in tasca circa 300 milioni per far lavorare questi giovani. L’idea fu quella di affidagli la pulizia della chiesa di Santo Spirito e Santa Maddalena, allora come adesso proprietà dei Conti Sanseverino, a cui era stata ceduta dal comune di Crema stesso il 24 luglio del 1837 per la somma di 8 mila lire. Si anche allora si facevano le scellerate vendite dei beni pubblici.

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Ben presto, come raccontano loro stessi in una relazione, che potete leggere in maniera esaustiva nel fascicoletto, ci si accorge che la realtà è diversa da quella che si credeva. Si quando entrano per la prima volta nella chiesa, da anni abbandonata e adibita a magazzino (più o meno dal 1953) trovano cataste di vecchi mobili e immondizia da rimuovere. Un lavoraccio di fatica.

Ma poi iniziano a lavorare e:

“dopo poche martellate ci si comincia a rendere conto che le cornici sovrastanti le colonne non sono di cemento come si credeva, ma bensì bellissime formelle di terracotta del ‘500. Per noi è il grande entusiasmo. Cominciammo a sentirci un po’ più restauratori e un po’ meno muratori, e questo se non altro rende più interessante il lavoro e cancella parecchie nostre perplessità. Per un momento ci viene da pensare che tutto quello che abbiamo studiato, i nostri diplomi e le nostre lauree chiusi in un cassetto non siano del tutto inutili”.

Potete immaginare la sorpresa nel ritrovare sotto strati di vernici, cemento, coprenti vari, un vero tesoro. Nascosto da anni di incuria e di utilizzi disparati. La chiesa nel corso degli anni è stata infatti utilizzata come teatro, come cinema, come scuola, come locale da ballo e per finire come magazzino. Una storia che potete leggere in maniera precisa sempre nel volumetto allegato.

Una storia travagliata che già nel 1915, nel libro di Augusto Cambiè dedicato al ‘500 cremasco veniva così descritta:

“è molto che in tante vicende disastrose l’edificio non sia perito. C’è ancora quando da consolarsi. Certo che però la nostra gioia potrebbe essere maggiore e lo sarà quando questo bel gioiello d’arte ritornerà all’antico splendore che ebbe dal culto e dall’arte”.

Visto che oggi, a 100 anni esatti da queste parole, siamo tornati daccapo diremmo che qualcosa non ha funzionato a dovere.

Peccato perché quel progetto di recupero e restauro si inseriva in un’idea che è rimasta tuttora inespressa e che più volte abbiamo avanzato anche noi, quella del recupero di tutto il complesso monumentale della piazza Treno Trieste, per far diventare la zona un piccolo salotto cittadino. A partire dalla pedonalizzazione della piazza, che era il punto iniziale già 35 anni fa e che ancora non è stata realizzata.

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Intanto i 15 giovani fecero un piccolo miracolo, ma non del tutto completato, visto che alla fine non riuscirono a completare il recupero delle opere pittoriche. Ma nella relazione firmata dall’architetto Nando Fusar Poli si da conto di tutto quello che si fece 35 anni fa. Un piccolo miracolo che attirò anche la stampa nazionale. Tanto e vero che la prestigiosa rivista Weekend, un magazine su cui scrivevano tra gli altri Giorgio Bocca e Alberto Bevilacqua, dedica al lavoro fatto al Cavalli un lungo pezzo.

L’articolo è firmato dall’esperta d’arte Maria Teresa Saracino e si intitola (Dis)occupazione giovanile. Esce sul numero 48 del magazine, nell’aprile del 1980. Anche questo lo troverete nel pdf allegato. Cinque pagine con grandi foto che mostrano i lavori in corso che si aprono con questo sommario:

“l’esempio della Soprintendenza ai monumenti che in base alla legge 285 sulla disoccupazione giovanile ha affidato ad un gruppo di giovani il restauro della chiesa bramantesca di Santo Spirito e Santa maddalena a Crema. Il lavoro e l’entusiasmo, le meritate soddisfazioni e il puntuale scontro con l’immobilismo della burocrazia italiana che ha bloccato i lavori per mancanza di restauratori qualificati non appena sono venuti alla luce affreschi cinquecenteschi”.

Ecco il punto. I ragazzi avevano trovato degli affreschi del ‘500. Che sono tuttora li, a marcire nella chiesa chiusa da anni. Riaperta nell’ultimo periodo una sola notte per una festa di compleanno. E la situazione non è cambiata. Abbiamo provato a ripuntare i riflettori sul Cavalli candidandolo al referendum del Fai sui luoghi del cuore. Ci hanno detto che era inutile spendere forze perché tanto è uno stabile privato. Così il comune ha puntato tutto sul torrione di piazza Garibaldi. Il Cavalli è arrivato ugualmente al secondo posto tra i luoghi cremaschi grazie alla nostre poche forze.

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Ma non cambia nulla. Il monumento, perché di monumento trattasi, rimane abbandonato a se stesso. All’incuria. Ci dicono che non si può riacquistare. I proprietari non si capisce di preciso cosa abbiamo in mente per il suo futuro e la città non ha questo luogo, che come le parole iniziali recitavano, avrebbe dovuto essere a disposizione per sempre dopo i lavori del 1979.

Già ma cosa è successo nel frattempo? Perché dopo qualche anno di riutilizzo per mostre, concerti e come sala conferenze, il Cavalli è stato di nuovo chiuso e dimenticato? Davvero non è possibile far intervenire lo Stato per la tutela di un’opera di tal valore? E soprattutto, visto che non si è mai espressa, davvero la proprietà non sarebbe ben felice di mettere a disposizione (non dovendo sborsare nulla, ma ricavandone solo visibilità e gratitudine) lo stabile per un operazione tipo quella del 1980? Qualcuno glielo ha mai chiesto davvero?

Emanuele Mandelli

Un ringraziamento a Franca Fantaguzzi, una dei 50 ragazzi, per il recupero del materiale d'archivio e per i ricordi
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