Zanibelli sulle unioni civili, ma se sono loro i primi a non discuterne

Zanibelli sulle unioni civili, ma se sono loro i primi a non discuterne

Venerdì 5 si è tenuta la commissione politiche sociali, convocata in seguito alla richiesta di diversi consiglieri comunali di minoranza, pur con posizioni politiche differenti sul tema.

La motivazione era quella di poter conoscere l’eventuale impatto del Regolamento Unioni Civili su bilancio comunale (ad esempio per effetto del ricalcolo di riduzioni ed esenzioni tributarie quali TARI e TASI) e sull’accesso ai servizi a domanda individuale. Non son mancate dichiarazioni, ormai vecchie visto il tempo in cui è rimasto sepolto tra le carte della giunta, di consiglieri che indicavano come risultato positivo un diverso accesso ai servizi comunali. D’altro canto proprio all’art. 3 del regolamento proposto si dice che “nell’ambito delle proprie competenze il Comune provvede, attraverso singoli atti …, a tutelare le unioni civili, al fine di superare situazioni di discriminazione e favorirne l’integrazione nel contesto sociale, culturale ed economico del territorio.”

Naturalmente avevamo richiesto la presenza dell’assessore alla partita, visto che in commissione politiche sociali abbiamo affrontato diversi temi riguardanti la regolamentazione dell’accesso ai servizi a domanda individuale (scuola materna, asilo nido) o al fondo comunale o emerge il tema case popolari o quello dell’applicazione del nuovo ISEE.

Non avremmo pensato di trovarci davanti l’ASSENZA di qualsiasi rappresentante di giunta, dall’assessore ai servizi sociali Angela Beretta a quello dell’istruzione al sindaco. Eppure la data di convocazione l’ha scelta la maggioranza. Qualcuno era in imbarazzo? O non sapeva che dire?

Per tentare di giustificarsi i consiglieri di maggioranza ricordano che nella commissione regolamenti dimezzata avevano chiesto di un eventuale ricaduta sui regolamenti comunali, che capiscono esser stata verificata o avvenire automaticamente. Già, ma le minoranze non c’erano, data l’assenza del numero di legale!

Poi risulta, a domanda precisa, che nel revisionare il Regolamento Unioni Civili proposto nessuno ha interpellato il dirigente preposto ai servizi sociali, che sicuramente conosce sia l’esperienza pregressa, che i regolamenti di accesso ai servizi, per verificarne la congruenza e l’impatto.

Insomma, si va in consiglio senza sapere cosa ne sarà dell’impatto del Regolamento rispetto alle richieste d’accesso ai servizi o istituti di competenza comunali, né quali siano le situazioni di discriminazione, nell’ambito di competenza dell’ente locale.

Ma forse non interessa veramente. Forse non è vero che vogliono togliere discriminazioni: quali se non le hanno analizzate? In che ambito visto che la validità del regolamento sarebbe limitata ai servizi comunali, non certo ai servizi presenti sul territorio ma di competenza di altre istituzioni?

D’altro canto il registro unioni civili utilizzerà l’iscrizione all’Anagrafe della popolazione residente nella medesima famiglia anagrafica; questa fa già fede per la regolamentazione d’accesso ai servizi comunali. Conviventi di qualsiasi sesso, età, paese d’origine, possono già dichiarare in comune di essere famiglia anagrafica (dal DPR 223/1989: Art. 4. Famiglia anagrafica :   1. Agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinita’, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune.)

Ecco nuovamente quello che il regolamento è: un puro atto politico che non ha nessun valore reale in assenza di una legge, che la maggioranza sperava arrivasse prima per non far emergere le diverse posizioni in seno alla maggioranza stessa e non assumersi responsabilità. Un regolamento che dimostra come solo scopo quello di puntare a dichiarare l’equiparazione sulla carta di matrimonio e convivenza anche tra persone dello stesso sesso.

Non è più questione di diritti che non verrebbero né negati nè garantiti in più col nuovo Registro: è questione di una posizione culturale che prende sempre più piede in una situazione di sempre maggiore confusione relativistica.

Si dovrà semplicemente prender atto di questa situazione o ribadire quello che è il valore anche sociale della famiglia, con le relative assunzioni di responsabilità, per lo sviluppo del paese? Riteniamo ancora che una politica veramente attenta ai diritti di tutti, non possa prescindere dal mettere in campo azioni a tutela della famiglia, nel rispetto dei singoli. Altro è tutelare eventuali diritti, ritenuti ancora negati, di singoli, cui la legislazione nazionale deve occuparsi.

Laura Zanibelli

Capogruppo NCD Crema
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