Willem Dafoe riflette sul teatro come esperienza condivisa e viva, capace di connettere le persone, unire le comunità e interrogare il futuro, stimolando riflessioni profonde.
Crema, 26 marzo 2026 – La Giornata fu istituita per la prima volta il 27 marzo 1962
Domani, 27 marzo, viene celebrata la Giornata Mondiale del Teatro, istituita dall’International Theatre Institute e da esperti dell’UNESCO per la prima volta nel 1962.
La data coincideva, allora, con la cerimonia di inaugurazione del Teatro delle Nazioni che si svolgeva a Parigi.
Da quel giorno, ogni anno, in tutto il mondo viene celebrata la Giornata Mondiale del Teatro e per l’occasione viene richiesto ad una personalità del teatro, della musica e della cultura in genere di scrivere un messaggio che viene letto nei teatri, nelle scuole, nelle biblioteche, nei luoghi di cultura e di aggregazione in tutto il mondo.
La Giornata Mondiale del Teatro è giunta alla 64° edizione e, per l’occasione, l’attore e direttore artistico Willem Dafoe ha scritto un messaggio, tradotto da Roberta Quarta e Flavia Antico / ITI Italia.
Attore internazionale legato profondamente al teatro, riflette nel suo messaggio sull’importanza vitale del teatro come esperienza condivisa e viva, capace di connettere le persone, unire le comunità e interrogare il futuro, stimolando riflessioni profonde.
IL MESSAGGIO
“Il grande teatro mette in discussione il nostro modo di pensare e ci incoraggia a immaginare ciò a cui aspiriamo. – ha scritto Dafoe – Sono un attore, conosciuto soprattutto come attore cinematografico. Ma le mie radici sono profondamente legate al teatro. Ho fatto parte del Wooster Group dal 1977 al 2003, creando e interpretando spettacoli originali al Performing Garage di New York e facendo tournée in tutto il mondo. Ho lavorato anche con Richard Foreman, Robert Wilson e Romeo Castellucci. Ora sono il Direttore Artistico della Biennale Teatro di Venezia. Questo incarico, gli eventi nel mondo e il mio desiderio di tornare al lavoro teatrale hanno rafforzato la mia convinzione dell’importanza e del potere positivo e unico del teatro.
Al tempo del mio modesto inizio nella compagnia teatrale di New York Wooster Group, capitava che ad alcuni spettacoli ci fosse poca gente. Spesso la regola era che se ci fossero stati più artisti che pubblico avremmo potuto scegliere di annullare. Ma non lo abbiamo mai fatto. Molti membri della compagnia non avevano una formazione teatrale, ma erano persone di diverse discipline che si univano insieme per fare teatro; quindi, “the show must go on” non era proprio il nostro mantra, e tuttavia sentivamo l’obbligo di continuare ad incontrare il pubblico.
Spesso provavamo anche durante il giorno e poi la sera mostravamo il materiale come un work in progress. A volte dedicavamo anni ad uno spettacolo, mentre ci sostenevamo con tournée di spettacoli più vecchi. Lavorare anni su una performance diventava talvolta noioso per me e trovavo le prove piuttosto faticose; invece, mostrare i work in progress era sempre entusiasmante, anche se il pubblico esiguo rappresentava un giudizio implacabile sul livello di interesse per ciò che stavamo facendo. Questo mi ha fatto capire come, indipendentemente dal numero dei presenti, fosse il pubblico, in quanto testimone, a dare al teatro senso e vita.
L’esperienza condivisa in tempo reale di un atto creativo, che può essere programmato e progettato ma è sempre diverso, è certamente l’evidente punto di forza del teatro. Socialmente e politicamente, il teatro non è mai stato così importante e vitale per la nostra comprensione di noi stessi e del mondo.
Le nuove tecnologie e i social network promettono connessione, ma sembrano aver frammentato e isolato le persone le une dalle altreBisogna essere ciechi per non riconoscere che il contatto umano rischia di essere sostituito dalle relazioni con i dispositivi. Sebbene alcune tecnologie possano esserci utili, il problema di non sapere chi si trova dall’altra parte del cerchio della comunicazione è profondo e contribuisce a una crisi di verità e realtà. Sebbene internet possa sollevare interrogativi, raramente cattura quel senso di meraviglia che il teatro crea. Una meraviglia basata sull’attenzione, sul coinvolgimento e su una comunità spontanea di quanti sono presenti in un cerchio di azione e risposta.
Come attore e creatore teatrale, continuo a credere nel potere del teatro. In un mondo che sembra diventare sempre più divisivo, autoritario e violento, la nostra sfida come creatori teatrali è quella di evitare la corruzione del teatro in una mera impresa commerciale, dedita all’intrattenimento attraverso la distrazione, o in un arido custode istituzionale delle tradizioni, ma piuttosto la nostra sfida è di promuoverne la forza di connettere popoli, comunità, culture e soprattutto di interrogarci su dove stiamo andando. Il grande teatro mette in discussione il nostro modo di pensare e ci incoraggia a immaginare ciò a cui aspiriamo.
Siamo animali sociali e biologicamente progettati per interagire con il mondo. Ogni organo di senso è una porta d’accesso all’incontro e, attraverso questo incontro, raggiungiamo una maggiore definizione di chi siamo. Attraverso la narrazione, l’estetica, il linguaggio, il movimento, la scenografia, il teatro come forma d’arte totale può farci vedere cos’è stato, cos’è e cosa potrà essere il nostro mondo.”
BIOGRAFIA
Willem Dafoe, Direttore Artistico del Settore Teatro della Biennale di Venezia, è stato tra i membri fondatori del Wooster Group. Con sede al Performing Garage di New York (1977-2004), il gruppo ha sviluppato un approccio originale al teatro d’avanguardia. Dafoe ha poi collaborato con Bob Wilson, Marina Abramovic, Richard Foreman e Romeo Castellucci. All’inizio degli anni ’80, ha iniziato a lavorare anche nel cinema e da allora ha ottenuto riconoscimenti internazionali per la sua versatilità, sia nel cinema indipendente che in quello mainstream. Ha ricevuto quattro candidature agli Oscar e si è aggiudicato la Coppa Volpi come miglior attore alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2018. Il suo impegno nel teatro continua a plasmare la sua visione artistica e la sua pratica performativa.
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