A proposito di Aria Fritta (AF)

A proposito di Aria Fritta (AF)

In quanto tale, oggi, l’AF è non è più da considerarsi eccezione, più o meno in buona fede, bensì regola a tutto campo e se a qualcuno balza per il capo di dire che il Re è nudo rischia, come minimo, una querela per diffamazione non direttamente dal Sovrano bensì da parte dei realisti più intransigenti: fedeli alla linea, è risaputo che i Pretoriani non ridono mai.

A fronte di un simile sovvertimento dei valori comuni è chiaro che anche il cronista scanzonato e irriverente si trova costretto, obtorto collo, a rivedere le proprie “tradizionali” chiavi di lettura, perché è l’AF che crea opinione. In altre parole, le insinuazioni restano appiccicate ai destinatari, mentre il buon senso evapora nel giro di un minuto.

Ne deriva che se un commentatore di fatti quotidiani (1. Magari per ordini di scuderia; 2. Altre volte perché deve pur sempre guadagnarsi la michetta; 3. In redazione i comunicati stampa li acchiappano i soliti culi di pietra) si ritrova a “rimanere sul pezzo”, altro non può fare che inventarsi la vita. Posto di fronte alla desolante penuria di eventi e disperando nel classico colpo di culo, le strade da imboccare sono quasi obbligate: dietrologia (facile); processo alle intenzioni su cose che potrebbero accadere (rischio alto); pettegolezzi raccolti in qualche bar (rischio così così); eventualmente frullare gli ingredienti se lo spazio a disposizione nella pagina supera le venti righe.

Per il cronista scanzonato e irriverente vi è comunque l’ultima disperata opzione: sedersi sulla riva del fiume, seguire la corrente e aspettare.

Cazzo, prima o poi una bottiglia di plastica si farà vedere.

Beppe Cerutti

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