A Soncino manca cultura? Sempre via social, Cristina Cappellini replica al Grazioli furioso con l’arciprete …

A Soncino manca cultura? Sempre via social, Cristina Cappellini replica al Grazioli furioso con l’arciprete …

Il parroco della chiesa di San Giacomo a Soncino, nei giorni scorsi è tornato a celebrare messa in vecchio stile, girando le spalle ai fedeli e utilizzando qualche termine in latino. Roberto Grazioli, compositore di musica sacra e politico appassionato, però non ha digerito la decisione dell’arciprete don Giuseppe Nevi. E via internet, Nevi così è intervenuto: <Qui manca cultura. Così il Borgo torna a prima del Concilio Vaticano II.

A Grazioli, via social così ha prontamente risposto l’ex assessore regionale alla cultura, nonchè soncinese impegnata, Cristina Cappellini…
> Soncino,comunità di analfabeti senza regole o culla della cultura medievale?
> Io dico la seconda, ma…
> Sembra che a Soncino, stando ad alcuni commenti diffusi sui social o serpeggianti tra le strade del borgo (peraltro di stampo medievale) qualcuno si sia scandalizzato per come sono state celebrate di recente alcune Messe.
> Cosa può essere accaduto di così grave e riprovevole?
> É stata intonata qualche canzone pop da festina di compleanno o da trenino di Capodanno? Com’é successo altrove, per fortuna lontano da Soncino.
> Sono stati intonati canti popolari ma per nulla liturgici come “Bella ciao” (sempre altrove é accaduto anche questo) o forse un coro impazzito si é messo a cantare un brano hard rock satanico?
> No, nulla di tutto ciò, ma probabilmente per qualcuno é accaduto qualcosa di gran lunga peggiore.
> Nella parrocchia di Soncino, udite udite, sono state recitate delle preghiere in latino, la lingua della chiesa romana.
> Sì, avete letto bene, trattasi di latino!! Che guaio!!
> E così si scopre che l’eco della Messa in rito antico può scandalizzare di più che vedere ad esempio un cane scorrazzare in chiesa, una sposa con il décolleté in bella vista o turisti in bermuda e canotta (tutte cose che accadono – purtroppo – nelle chiese italiane).
> Già, il latino é il problema che attanaglia una (piccola ma chiassosa) parte della comunità soncinese che teme di tornare nel Medioevo.
> Neanche fossimo una comunità di analfabeti (tra l’altro le nostre nonne, che non avevano fatto studi liceali o universitari, le preghiere in latino chissà perché le recitavano, anche in anni recenti). E poi ci ammantiamo orgogliosamente (tra libri, video e rievocazioni in costume) proprio di quella cultura medievale insita nella storia del nostro borgo.
> Qualcosa che non torna c’è. Oppure c’è dell’altro da considerare.
> Desta infatti molte perplessità sentire qualcuno che mentre si appella, ergendosi a fine teologo, al Concilio Vaticano II dimentica che c’è stato un passaggio fondamentale sul tema della Messa in rito antico (comunemente detta “in latino”), ossia il motu proprio “Summorum Pontificum” di Papa Benedetto XVI, che sancì proprio la possibilità di celebrare tale tipo di Messa.
> Un atto significativo che tra l’altro non é mai stato disconosciuto dall’attuale Pontefice.
> E allora di cosa ci dovremmo scandalizzare?
> Di dare alla Messa quell’antica solennità che merita e che nella sua essenzialità e profondità vuole rendere a Dio la lode più grande?
> O di qualche regola di condotta in più da rispettare durante le celebrazioni?
> Siamo così disattenti e maleducati, noi soncinesi, da non riuscire a seguire le regole base di un contegno da tenere durante le Sante Messe?
> O sono altri i problemi di fondo, per cui si confondono temi inerenti la teologia e la liturgia con questioni di simpatia/antipatia verso il proprio parroco? Magari per questioni strettamente personali?
> Perché – guardiamo in faccia la realtà – di fatto é questa la materia del contendere.
> E allora si capisce perché c’è chi si attacca a tutto pur di sferrare attacchi ad personam, tirando in ballo il latino, le regole “medievali” (persino la Santa Inquisizione!) oppure le spese della Parrocchia per le attività e i restauri delle opere d’arte, o chissà cos’altro può ancora venire in mente a qualcuno.
> Tutto questo (che tristezza!) solo per denigrare il parroco e i suoi più stretti collaboratori.
> Un parroco, tra l’altro, da cui tutti avrebbero molto da imparare, se imparassero ad ascoltare. Con umiltà, però, quella virtù che purtroppo a molti manca.

stefano mauri

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