Ah … che misteri a Capralba tra Tortelli Ertici e Sbagliati, Fontanili e un Robin Hood nostrano!

Ah … che misteri a Capralba tra Tortelli Ertici e Sbagliati, Fontanili e un Robin Hood nostrano!

“Clamoroso nel Granducato del Tortello: Capralba, Borgo Cremasco, famoso anche per i fontanili da Oscar (“Chiamami col tuo nome” ha portato il mondo a Crema e viceversa), per il Tortello Sbagliato (Chapeau a Emiliano Gnocchi) e per i Tortelli Eretici di Farinate, beh  ha avuto il suo Robin Hood… 

Si chiamava Paolo Ghedi e secondo le leggende era un ladro gentiluomo che rubava ai ricchi per dare ai poveri”. 

Così postarono, più o meno, sulla pagina social Turismo a Crema. Il tutto riproposto dal sindaco capralbese Damiano Cattaneo. 

E sul sito della Pro Loco di Capralba, si apprende che…

In italiano si dice “Tomba di Ghedi”. Come mai vi è questa tomba sperduta su un argine della Roggia Alchina? E chi mai era quest’uomo? Ecco la storia di chi era il Robin Hood locale, giustiziato oltre 200 anni fa.

Paolo Ghedi nasce a Crema il 20 maggio 1787 nella parrocchia di S. Benedetto, ultimo di cinque fratelli, figlio di Joanna Perotta e Giuseppe Ghedi. Nel 1802, all’età di quindici anni rimane orfano di madre, il di lei funerale viene fatto per carità dal parroco poiché la famiglia versava in condizioni di grave povertà. Nel 1808 muore suo padre Giuseppe all’ospedale degli infermi di Crema. A quell’epoca vigeva la leva militare obbligatoria di ben quattro anni. Questo costringeva le famiglie a privarsi per molto tempo di giovani lavoratori, tuttavia in molti decidevano di disertare. I disertori spesso tornavano nei loro luoghi d’origine e venivano protetti dalla popolazione locale, specie nelle fasce più povere. Nel 1805 Paolo Ghedi viene arruolato nella Guardia Nazionale, ma l’anno successivo non si trova traccia di lui su tali registri. L’ipotesi più solida è che abbia scelto di disertare; infatti al momento della sua cattura viene bollato come “senza fissa dimora”. Probabilmente aveva deciso di darsi alla macchia, così come fecero molti disertori prima di lui. Tali sbandati spesso si riunivano in vere e proprie bande per procurarsi da vivere. Una prova ne è la segnalazione fatta dal comune di Capralba alla vice prefettura di Crema nel 1811 nel quale si segnale un’aggressione sulla strada tra Crema e Capralba fatta ad opera di sei persone ignote. Più precisamente la rapina viene fatta nei pressi del Bosco Canito, un bosco oggigiorno scomparso.

Non si sa in che circostanze e dove venne catturato Paolo, ma si conosce tuttavia il luogo della sua ultima rapina, ovvero il luogo dove oggigiorno vi è la sua tomba: sull’argine della Roggia Alchina, in prossimità di quello che un tempo era il bosco Canito.

Ghedi venne catturato a giugno del 1816 e venne sottoposto ad un tribunale speciale (lo stesso utilizzato per delitti politici e crimini gravissimi) che lo condannò ad impiccagione.

La mancanza di documenti storici approfonditi, la velocità della sentenza e la pena di morte per un rapinatore hanno contribuito a elevare la figura di Paolo Ghedi a mito, quasi ad eroe.

Leggenda vuole che ogni sua rapina fosse accompagnata da atti di generosità nei confronti dei contadini e dei più poveri; quel che è certo è che il 28 giugno del 1816 Paolo Ghedi esalò l’ultimo suo respiro appeso ad una corta sulla riva dell’Alchina. La sua tomba, recentemente restaurata, è tutt’oggi mantenuta in buone condizioni, con forti, mistiche, misteriose rose che crescono sulla tomba ad addolcire l’eterno riposo del Robin Hood cremasco. Mah…

stefano mauri

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