Aver fatto diventare il Referendum un si e no Renzi non è stata una idea geniale, infatti la maggioranza delle persone se ne sono fottute (anche a Crema)

Aver fatto diventare il Referendum un si e no Renzi non è stata una idea geniale, infatti la maggioranza delle persone se ne sono fottute (anche a Crema)

“No, Renzi, non ci diamo per vinti. Non sarà certamente il mancato raggiungimento del quorum a fermare un cambiamento del modello energetico che metterà le fonti fossili ai margini, perché esiste un altro scenario più conveniente, pulito, democratico, sganciato dalle lobby”,

così dichiara il deputato cremasco di Sel-Si Franco Bordo all’indomani della sconfitta elettorale patita dalla strana alleanza che puntava al Si nel referendum sulle trivelle, trasformato in una spallata al governo Renzi.

Va bene, nessuno in politica si dichiara mai davvero sconfitto. Domenica sera, subito dopo il discorso, anche acido e nervoso di Renzi, ho sentito il governatore della Puglia Emiliano, vero capofila del Si referendario, dire che il risultato era una grande vittoria visti i 14 milioni di italiani andati al voto. Ancora non si sapeva neppure quanti si e quanti no sarebbero usciti dalle urne.

Oggi su La Repubblica viene presentata la mappa del non voto in Italia. La regione Lombardia è tra le regioni che hanno fatto registrare un affluenza più bassa: il 30,5 per cento, con il 79,6 di si e il 20,4 di no. In città i dati sono perfettamente nella media nazionale. Hanno votato 7.635 abitanti della Città Giocattolo su 26.408. Cioè il 28,91. Di questi 77,76 ha scritto si e il 22,24 ha scritto no. Se ne sono fregati anche nei paesi dove teoricamente l’interesse per questi tempi potrebbe essere più alto come Sergnano (30,52) o Bordolano (24,51).

Era una strana alleanza quella del si referendario. Fatta da Sel, M5s, Fratelli d’Italia e Lega Nord. Anche se poi guardando i risultati si vede che gli elettori dei partiti hanno fatto un po’ come diavolo gli pareva. Quelli di Sel sono andati a votare per il 44 per cento, quelli del M5s per il 46, quelli di Fdi per il 33 e quelli della Lega per il 28. Paradossalmente quelli del Pd che avevano indicazione di astensione sono andati per il 27 per cento.

Per quello che mi riguarda era fin troppo chiaro che il quorum non sarebbe arrivato. Per settimane nessuno si è inculato il referendum, una cosa troppo tecnica voluta dalle 9 regioni dove si estrae (ricordiamo per la maggior parte gas e non petrolio) nelle restanti regioni informazioni scarse, confuse e frammentarie. Poi improvvisamente nelle ultime settimane il referendum è diventato di botto un referendum si o no Renzi.

La cosa viene confermata anche a livello locale andando a leggere il proseguo delle dichiarazioni di Bordo:

Renzi, prima di questa campagna referendaria ti presentavi come il rottamatore, quello che credeva nella partecipazione dei cittadini come motore del rinnovamento di questo Paese. Un motore progressista, a energie costantemente rinnovabili. Era la sua forza, e oggi quella forza pare definitivamente perduta. Oggi ci teniamo un motore alimentato dalle energie fossilizzate delle lobby e dei poteri di quel capitalismo fatto di amicizie e favori che frena l’Italia, e che pochi giorni dopo la “presa del potere” tu stesso, Renzi, dicevi di voler consegnare al passato. Gli italiani se lo ricorderanno?”.

Adesso la cosidetta spallata è rinviata ad ottobre e al referendum costituzionale. La il quorum non c’è. Ma aver gia fatto diventare un momento di riflessione e di modifica della carta costituzionale un si e no Renzi non è davvero una cosa geniale. Ah non me ne voglia il buon Rocco Albano se l’ho utilizzato come foto per sto pezzo. Ma la foto mi piaceva ed era significativa…

Emanuele Mandelli

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