Battaglia per la moschea, due pesi e due misure (metodi di battaglia)

Battaglia per la moschea, due pesi e due misure (metodi di battaglia)

La contrapposizione di questi giorni sul tema Moschea o Mussala o chiamatela poi come volete, mi ha fatto riflettere, mi ha fatto pensare e volontariamente porre un quesito provocatorio. E se si usasse lo stesso peso e la stessa misura? E se i contrari si cominciassero a comportare come fanno solitamente quelli che oggi sono d’accordo?

La mia vuole essere una provocazione e non un’istigazione, oggi più che mai è indispensabile non solo sottintenderlo ma anche rimarcalo perché la solita difficoltà a far comprendere le cose a molta gente, in questo periodo si potrebbe tradurre in una visita al commissariato.

NO-MOSCHEA!     NO ISLAM!      ORA E SEMPRE RESISTENZA!

NO PASARAN!      1-10-100 SAN PIETRO!

Questi sono gli slogan che i manifestanti accampati al “campo base” presso i “giardini Chiappa” usano all’assedio al palazzo del potere. La sera nel bivacco del parco non troviamo canne e birre, ma salamelle, costine con le verze e il famoso “sampét da roi” con del vino bianco (perché quello rosso è bandito) della franciacorta. I manifestanti tengono in scacco il palazzo, impedendo finanche al sindaco di fare la consueta corsa mattutina.

Il lancio, non dei sampietrini ma, delle salcicce contro le vetrate del comune ha allertato le forze dell’ordine che sono state costrette a richiedere rinforzi,  da Milano sono arrivati in città circa cento agenti dei reparti mobili in assetto antisommossa. Dal tribunale di Torino sono stati distaccati due magistrati che forti dell’esperienza ai cantieri dell’alta velocità sono pronti ad intervenire in flagranza di reato.

Intanto dei consiglieri di minoranza organizzano delle cene-colletta per aiutare i manifestanti e per coprire le spese legali di alcuni ragazzi che sono stati fermati mentre compivano raid dimostrativi verso i commercianti della zona, imbrattando le saracinesche e rompendo qualche vetrina. Prese d’assalto anche le vetrate delle banche.

La situazione è tesa, il sindaco e il consiglio comunale sono barricati all’interno del palazzo ed emettono comunicati stampa ogni dodici minuti, mentre fanno partire querele e denunce ogni sette minuti e ventisei secondi. I manifestanti aumentano ed alla protesta anti moschea si sono uniti anche i benzinai e alcuni commercianti del centro storico infastiditi dalle recenti regalie al colosso del consumismo imperialista emilianoromagnolo.

Dalle vicine campagne si stanno organizzando trasporti di maiali da portare in piazza e sui terreni di ombriano con lo scopo di dissacrare gli stessi e renderli sgraditi alla comunità islamica. Un consigliere leghista nel frattempo tuona alla rivoluzione armata e sta cercando di organizzare squadre di scavatori armati di pala e piccone per staccare la “Padania” dall’Emilia Romagna.

Questo è uno stupido racconto ma vorrei far riflettere sulle analogie di comportamento (anche se esasperato) di alcune frange politiche davanti a richieste non condivise, oltre al fatto che le stesse prendono posizioni diametralmente opposte quando VOGLIONO far condividere la proprie decisioni.

A Crema fino ad ora si è assistito ad un corretto e composto “sollevar di voci”, purtroppo alcune ultimamente fuori dal coro, ma nulla di più. Si è cercato di chiedere dialogo e confronto, su un tema che non è di vitale importanza o di strategia economica mondiale ma che tocca per molti versi molti cittadini.

Oggi a Crema vive una comunità islamica numerosa che non è mai stata bersaglio della maggioranza di diversa religione della cittadinanza, vive una comunità che in molti casi ha beneficiato dell’accoglienza e del buon cuore della comunità cittadina che si è sobbarcata l’onere con le dotazioni del welfare locale.

Non ci si nasconda dietro diritti costituzionali, perché purtroppo i mussulmani non possono beneficiare di diritti in quanto non hanno mai voluto ratificare gli accordi con lo Stato Italiano a causa di loro problemi nell’identificare una figura univoca che possa siglarli a nome di tutta la comunità, ma non per questo lo Stato o la cittadinanza brucia moschee, sgozza infedeli o rapisce gli islamici. Non ci si nasconda dietro le accuse di razzismo, perché in città nessuno ha mai contrastato la comunità che vive e prega in via Mazzini,

La riflessione sul tema è quindi necessaria, ma soprattutto è necessario pensare che l’attuale amministrazione non ha ricevuto un mandato popolare al riguardo, perseverare in tal senso sarebbe unicamente per un capriccio personale di un individuo o di un gruppo di persone arroganti e irrispettose.

Pasquino Cremasco

 

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