“I cento anni del Nuovo Torrazzo. Premessa d’obbligo. L’argomento è antico, datato. Per evitare di rovinare la festa, ho ritenuto meglio rinviare un immediato intervento. Avendo presenziato su diretto invito di Don Giorgio Zucchelli, ora ricordando una riunione di aspiranti giornalisti in cui si suggeriva di non tralasciare
notizie – piaccia o no – per dovere professionale, pubblico oggi qualche rilievo. Appena arrivato nel teatro una giovane appartenente al gruppo delle collaboratrici ha gridato: è arrivato Torresani, coinvolgendole tutte. Mi sono commosso perché so che mi ricordano ancora. Una di loro, infatti, mi ha subito accompagnato a sistemarmi davanti al palco dove erano riuniti i relatori invitati: Don Giorgio Zucchelli, il direttore della CEI Vincenzo Corrado e il presidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici Mauro Ungaro. Conduttore il Dott. Beppe Severgnini, giornalista nazionale, di alti livelli, mio amico che apprezzo sempre. Però, mi permetto, nella circostanza ha dimenticato di citare i colleghi giornalisti, principali costruttori del Torrazzo. Per fortuna c’è stato un cenno all’indimenticabile Mariuccia Cavalli, devotamente accanto ai direttori avuti. Davvero una colonna (scherzosamente la chiamavo cariatide) del settimanale. Non posso dimenticare l’indelicata ed infausta comunicazione a Don Michele
Bertazzoli (già infartuato), credo da parte di Monsignor Libero Tresoldi, del cambio avvenuto con il successore. Forse perché l’argomento del dibattito era ed è troppo serio e non si presta allo humor di cui è spesso capace. Non me ne vorrà l’omonimo Beppe se li cito io. Si sa del primo direttore, il laico maestro Angelo Scotti (novità subito superata) ricorrendo a Don Battista Cappellazzi, sono, via via, subentrati: Don Natale Arpini, Don Giuseppe Facchi, Don Michele Bertazzoli e l’attuale direttore. Vanni Groppelli, Aldo Parati, Bruno Soldati, Franco Madonna, Gil Macchi, Tito Saleri, Piergiorgio Sangiovanni. Tutti erano istruiti grazie alla scuola superiore. Io avevo la maturità del liceo classico. Inizialmente le retribuzioni consistevano in: panettone a Natale e colomba a Pasqua. A me Don Facchi, che mi aveva assunto, aggiungeva una bottiglia
di Whisky, da far durare tutto l’anno. Ma noi eravamo lieti di contribuire a costruire un’opera buona. Siamo rimasti per lungo tempo, io in particolare. Ciononostante, sono stato radiato con il pretesto che l’articolo proposto rischiasse una querela. Impossibile poiché né un aggettivo, avverbio, o parola qualsiasi invitava tale pericolo. Ma non porto rancore, seppur molto amareggiato. Per il periodo intero di collaborazione c’è stato, usando un ossimoro, sempre ghiaccio bollente. È opportuno sapere che due opposte posizioni politiche hanno creato il distacco definitivo. Nient’altro di personale. A me interessa unicamente il Torrazzo, particolarmente quello del futuro, sotto qualsiasi direzione. Basta polemiche, ci sono problemi più gravi in questo mondo dilaniato da guerre. Un’ultima considerazione. Per incrementare gli abbonamenti, il settimanale si definisce diocesano. Parecchi sacerdoti non sono d’accordo. È
meglio tenere distinte le responsabilità. Quella editoriale e quella più importante della
direzione. Chiudo chiedendo scusa del “ritardo” ai lettori cui auguro una felice Pasqua”.
Beppe Torresani





