C’è chi si inventa il My Space alla cremasca e chi vuole rock e sudore

C’è chi si inventa il My Space alla cremasca e chi vuole rock e sudore

E il censimento di Screamzine? Han presentato i dati il 25 aprile, con una certa ironia il giorno della Festa della Liberazione, ma per avere i dati completi tocca iscriversi al sito, dare una mail, confermare l’iscrizione. La madonna. Lo abbiamo fatto come Sussurrandom, dopo pochi minuti ci è stato inviato il file. Diciotto paginette di dati. Tutti ricavati dalle 28 risposte che hanno avuto.

Il 25 aprile hanno lanciato pure la nuova piattaforma per la musica cremasca, ora considerando che il censimento ha avuto come detto 28 risposte, secondo loro il 70 per cento dei musicisti del territorio, urge fare qualche considerazione. Intanto sul sito la piattaforma viene presentata così:

La nuova piattaforma funzionerà un po’ come un social network: ogni artista avrà la possibilità di crearsi il profilo personale – oppure quello della band, del coro, dell’orchestra o chissà cos’altro – che potrà gestire in completa autonomia. Sulla pagina potranno essere pubblicati brani, video, recensioni, cronache dei concerti e tutto quello che si desidera mettere in evidenza.

Ah figa… hanno preso i diritti di My Space? Beh dai è una bella idea. Nuova, fresca. Siamo sicuri che funzionerà. Mark Zuckerberg si è già mosso per comprare i diritti preoccupato per la prossima emorragia di utenti che avrà Facebook.

Con grande sforzo di fantasia, e sano inglesismo (ma dove sono i sostenitori dell’autarchia quando servono, vabbhe che anche noi…) la piattaforma è stata chiamata Scream artists. Considerando che sarà improbabile che tutti i 28 che hanno risposto si iscrivano, considerando che della percentuale di iscritti non tutti animeranno con costanza la loro pagina, considerando gli esperimenti simili già fatti in passato ci chiediamo a cosa servirà questa piattaforma se non ai soliti ignoti?

Allora tu dici. Minchia sei il solito criticone del cazzo. Allora dacci questa idea geniale visto che tutte le altre non ti piacciono. L’idea geniale sarebbe mandare a fanculo la rete e tornare a suonare davvero. Lo ha detto l’amico Andrea Spinelli nel suo pezzo provocazione che contrappone lo spirito del vecchio rock allo spirito indie/alternative.

Sta già tutto nelle parole. Perché le parole sono importanti, lo diceva Moretti, indie/alternative. Vuol dire indipendenti e alternativi. Senza bisogno di rifare la solita battuta, ma alternativi a chi? Si possono fare delle considerazioni. Se ti poni come indipendente e alternativo vuol dire che ti metti già di tuo in una nicchia. Ma la musica dovrebbe essere mainstream e grande pubblico.

No perché sento la voce del solito amico che ascolta gruppi che conoscono la mamma del chitarrista e due cugini di secondo grado e urla al miracolo, la voce che dice che la vera musica sta li. Tutte cazzate. Negli anni ’50 in jazz era la musica popolare, negli anni ’70 lo era il rock. Generi che oggi continuano a macinare.

Ah ma dovevamo parlare del censimento, visto che abbiamo anche i dati.. Ma siamo finiti a fare ragionamenti astrusi. Ma si oggi è così… Ci vuole il rock, ci vuole il sudore. Basta con i soloni che fanno gli intellettuali. Sono una bestia. Del censimento parleremo seriamente settimana prossima.

Bruno Mattei

 

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